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Perché Bitcoin è una questione di libertà
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Perché Bitcoin è una questione di libertà

By Eleonora Spagnolo - 1 Mag 2021

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Bitcoin è spesso associato alla libertà, libertà di far circolare del denaro senza intermediari. Questa narrativa si è affermata sin dagli albori di Bitcoin.

Riporta il Satoshi Nakamoto Institute una mail proprio di Satoshi. Il misterioso creatore di Bitcoin, in una comunicazione datata 6 novembre 2008, scriveva: 

“Non troverete una soluzione ai problemi politici nella crittografia.

“Sì, ma possiamo vincere una battaglia importante nella corsa agli armamenti e guadagnare un nuovo territorio di libertà per diversi anni.

I governi sono bravi a tagliare la testa a reti controllate centralmente come Napster, ma le reti P2P pure come Gnutella e Tor sembrano tenere duro”.

Bitcoin è diventato una questione di libertà proprio in quei paesi dove la repressione è forte e le difficoltà economiche altrettanto. 

Bitcoin e la libertà da banche e governi

Riporta il Time che in Venezuela la pressione del governo locale ha portato le banche a vietare ai propri clienti di accedere ai rispettivi conti correnti. A questo si aggiunga che la svalutazione della moneta circolare rende quelle banconote poco più che comuni pezzi di carta. Per ovviare a questa situazione e ai divieti del governo, i venezuelani hanno scelto Bitcoin, facendosi inviare soldi anche dall’estero. In BTC. Questo il governo non lo ha potuto impedire. Perché Bitcoin fa a meno delle banche. 

In Russia, gli oppositori del presidente Putin sostengono il dissidente Alexei Navalny con donazioni in Bitcoin. Anzi, rivela Reuters che nel corso degli anni, Navalny avrebbe raccolto una fortuna: solo dal 1 gennaio all’11 febbraio, nei wallet di Navalny c’erano oltre 6 Bitcoin, per un valore, all’epoca, di circa 300.000 dollari. 

Al contrario, i conti correnti aperti per sostenere la sua causa, sono stati spesso chiusi. Ma Putin non ha potuto impedire che si raccogliessero Bitcoin. 

Non è un caso che Bitcoin nasca al culmine di una crisi finanziaria, quella del 2008, che mandò praticamente in default il sistema bancario mondiale. Bitcoin nasce per fare a meno delle banche e delle autorità centrali. 

Questo è il suo punto di forza e contemporaneamente la sua debolezza, perché questo essere “anarchico” lo ha fatto conoscere anche per i suoi usi illeciti. Il caso Silk Road è emblematico da questo punto di vista. Certo, chi come la presidente della Fed Janet Yellen, avverte sugli usi illeciti delle criptovalute, dovrebbe sapere che la criminalità fa affari con il contante e sa portare i soldi su conti correnti offshore. Non per questo il denaro cash e i conti correnti vanno messi al bando.

A proposito di Silk Road, il senso di Bitcoin e di libertà può essere sintetizzato nelle parole di Ross Ulbricht, il fondatore del marketplace tutt’ora in carcere. Bitcoin era quello che la gente stava aspettando, o meglio: 

“Sognavano un futuro in cui il potere economico del mondo è accessibile a tutti, dove il valore può essere trasferito ovunque con un colpo di chiave. Sognavano prosperità e libertà, dipendenti solo dalla matematica della crittografia forte.

Bitcoin è quindi nato su un terreno fertile ed è stato riconosciuto da coloro che lo stavano aspettando. Questo è stato un momento storico per loro, molto più importante delle pizze o delle bollette elettriche che si accumulano con il mining. La promessa di libertà e il fascino del destino hanno eccitato la prima comunità. Bitcoin è stato consapevolmente, ma spontaneamente assunto come denaro mentre nessuno stava guardando, e il nostro mondo non sarà mai più lo stesso”.

E da questo mondo, difficilmente si tornerà indietro. Non ora che Bitcoin è diventato riserva di valore, non ora che lo stanno accettando anche i grandi del pianeta, non ora che i piccoli vi hanno trovato un mezzo per fermare i potenti oppressori. 

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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