La Banca d’Australia si interroga sulle criptovalute
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La Banca d’Australia si interroga sulle criptovalute

By Fabiana D'Urso - 22 Nov 2021

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La Reserve Bank of Australia (RBA) ha messo in discussione, con un annuncio rivolto agli investitori, la positività e il ritorno di un investimento in criptovalute.

L’Australia e i rischi connessi alle criptovalute

L’attenzione e l’intenzione di promuovere maggiormente una valuta digitale di Stato eliminerebbe in parte il timore dell’economia tradizionale, di un non controllato sopravvento dell’economia decentralizzata. Ed è stato proprio durante l’ultimo intervento fatto all’Australian Corporate Treasury Association, che il capo della RBA, Tony Richards, ha detto la sua sulla dimensione crypto.

Non ha risparmiato dalle sue congetture fatte di dubbi e supposizioni nessuna realtà crypto, incluse le memecoin DOGE e SHIB.

Il CEO della Commonwealth Bank of Australia, Matt Comyn, ha dato invece la sua versione dei fatti, portando l’attenzione sul puro investimento in criptovalute.

Ha infatti detto:

“Vediamo rischi nella partecipazione, ma vediamo rischi maggiori nel non partecipare”. 

Comyn ha cercato di far comprendere che, sebbene ci sia una dimensione forte legata alla volatilità delle criptovalute, lo Stato non può ignorare la possibilità di prenderne in considerazione l’asset economico.

Informare i clienti e gli investitori su una possibile integrazione delle nuove dinamiche tecnologiche potrebbe solo fare del bene all’economia del Paese.

Ha poi aggiunto:

Molte banche centrali stanno esaminando l’applicabilità di una valuta digitale della banca centrale, come sarebbe, quali sarebbero i benefici di ciò. È qualcosa a cui vorremmo partecipare. Pensiamo che sia importante che l’Australia stia costruendo capacità e pilotando diverse versioni del futuro. Siamo fiduciosi di poter giocare un ruolo in questo”.

All’inizio di novembre la Banca Centrale Australiana ha comunque fatto sapere che prenderà iniziative informative per i clienti interessati a capire come muoversi nel mondo degli asset digitali decentralizzati.

Australia criptovalute
L’Australia è divisa sul tema criptovalute

 Il progetto di una valuta digitale di stato 

Qualche settimana fa Benedict Nolens, capo dell’Innovation Lab dell’Istituto di Hong Kong aveva fatto il punto sull’importanza di implementare una serie di test volti alla creazione di una valuta digitale che vedesse la collaborazione di diverse banche internazionali.

Il progetto era partito già da Benoit Coeuré, presidente della Banca dei regolamenti internazionali (BIS).

L’obiettivo resta sempre quello di agevolare e migliorare la velocità delle transazioni a carattere transfrontaliero. Soprattutto quando viene a mancare il corrispettivo di un sistema bancario di corrispondenza che abbia lo stesso sistema velocizzato. Sono molti i rappresentanti governativi nel mondo che battono su questo punto.

E non è questo il primo tentativo di mettere insieme più banche centrali sull’utilizzo di una CBDC su piattaforma comune collegata. A settembre era partito il progetto Dunbar, a cui aveva partecipato anche la Banca d’Australia e sempre in collaborazione con il BIR.

Favorire il trasferimento di valute digitali tra Paesi diversi attraverso una piattaforma di collegamento è stata la base del progetto. Dai primi test effettuati si è potuto dimostrare un rendimento pari ad un 60% di risparmio economico e aumento della velocità di trasmissione.

Più controllo da parte dei governi

Alcuni osservatori fanno notare però che portare avanti un progetto simile vorrebbe dire anche avere un controllo maggiore dei movimenti delle valute digitali in tutti gli Stati che andrebbero ad aderire. Questo, di conseguenza, porterebbe ad un limitare l’uso delle criptovalute.

Se solo volessimo ripercorrere la strada delle proibizioni e dei divieti da parte della Cina in materia di mining e criptovalute, con una forte spinta verso la creazione di una valuta digitale di Stato, potremmo arrivare ad una identica conclusione.

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