Tasse crypto, perché l’Infrastructure Bill non va bene
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Regolamentazione

Tasse crypto, perché l’Infrastructure Bill non va bene

By Eleonora Spagnolo - 1 Dic 2021

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L’Infrastructure Bill costringerà i provider di servizi crypto a riferire all’IRS i dati degli utenti in modo che questi possano pagare le tasse. Ma a poche settimane dall’approvazione emergono tutte le lacune del provvedimento che rischia di creare seri problemi a utenti, exchange e non solo. 

Come si calcolano le tasse crypto nell’Infrastructure Bill

Ad entrare nel dettaglio è Forbes che spiega passo per passo cos’è che non va nell’Infrastructure Bill.

Il primo livello di confusione sta nella definizione di brokers che applica il provvedimento, che va ben oltre gli exchange crypto veri e propri. E in un mondo decentralizzato non è facile arrivare alla definizione di quale sia la persona fisica o l’ente che regola la transazione. 

Ma i problemi veri subentrano rispetto agli adempimenti dei broker.

I broker sono tenuti a compilare il Form 1099-Bs. Si tratta di un modulo in cui un exchange comunica che l’utente X ha comprato una criptovaluta ad un prezzo e l’ha rivenduta ad un altro. Sul capital gain vengono poi applicate le tasse.

Ma ci sono diversi ordini di problemi.

Tasse crypto Infrastructure Bill
L’Infrastructure Bill cambia le leggi sulle tasse crypto

I problemi della legge

Normalmente potrebbe funzionare così. Immaginiamo che un utente compri un’azione Tesla su Robinhood a 500 dollari e poi la rivende a 1.200 dollari. Robinhood dovrebbe compilare un form in cui comunica all’IRS le transazioni e dà all’utente il form per aiutarlo a calcolare le tasse sul suo capital gain.

Ma questo nel mondo crypto non può funzionare per vari motivi. Il primo è che non sempre chi compra una criptovaluta su un exchange poi la rivende sullo stesso exchange. Poniamo il caso di un utente che compra un ETH a 4.000 dollari su Coinbase. Quella moneta potrà restare su Coinbase, oppure potrà essere prelevata e spostata su un wallet privato, potrà essere reinvestita in altro (magari comprando NFT), e infine, potrà essere venduta su un altro exchange, Kraken ad esempio, quando magari ETH avrà raggiunto un prezzo di 6.000 dollari.

Ma Kraken non è tenuta a sapere a quanto è stato acquistato quell’ETH che è stato venduto sulla sua piattaforma. Dunque non sarebbe possibile compilare il form richiesto dalla legge. 

C’è poi un altro problema. Kraken e Coinbase sono exchange centralizzati che richiedono agli utenti di sottoporsi al KYC.

Ma come possono fare gli exchange decentralizzati? Uniswap ad esempio non conosce l’identità dei suoi utenti.

Per ovviare a questo, probabilmente sarà necessario utilizzare software di terze parti, con buona pace della privacy degli utenti.

La soluzione

Probabilmente l’utente che vuole essere in regola con le tasse dovrà utilizzare solo un exchange, magari centralizzati.

La nuova norma entrerà in vigore nell’anno fiscale 2023, e quindi riguarderà le tasse da pagare nel 2024.

La speranza degli utenti è che entro questa data possano esserci dei cambiamenti che rendano l’Infrastructure Bill più sostenibile. 

Ci sono già delle proposte di legge in proposito. L’obiettivo dei proponenti è fare in modo che gli Stati Uniti non soffochino il settore crypto in nome delle tasse e non perdano la leadership in tema di innovazione e sicurezza.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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