Cynthia Lummis, Bitcoin e la questione etica
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Cynthia Lummis, Bitcoin e la questione etica

By Eleonora Spagnolo - 21 Dic 2021

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La senatrice Cynthia Lummis possiede almeno 5 bitcoin. È quello che rileva il seguitissimo account twitter Bitcoin Archive.

Gli investimenti in Bitcoin della senatrice Cynthia Lummis

La conclusione dei 5 Bitcoin emerge analizzando un articolo del Wall Street Journal nel quale si dice che la senatrice ha 250.000 dollari in Bitcoin. Il conto è presto fatto: attualmente BTC vale 48.700 dollari, dunque la senatrice Lummis possiede poco più di 5 BTC.

Ma anche questa conclusione in realtà potrebbe essere forzata. Emerge infatti dalle dichiarazioni dei redditi che i politici del Congresso sono tenuti a presentare, che Cynthia Lummis nel 2020 aveva tra i 100.000 e i 250.000 dollari in Bitcoin. Non è dato sapere se nel 2021 abbia fatto altri investimenti. 

Quel che è certo, è che i Bitcoin sono il suo unico investimento, se si escludono i ranch di famglia, almeno leggendo la sua dichiarazione dei redditi riportata dal sito Bitcoin Politicians. 

L’articolo del Wall Street Journal e la questione etica

Secondo il Wall Street Journal la senatrice Lummis e il senatore Patrick Toomey sono in una posizione scomoda proprio perché posseggono Bitcoin. Per la verità Pat Toomey possiede delle quote del Grayscale Bitcoin Trust e del Grayscale Ethereum Trust. 

Ma essendo entrambi membri della commissione bancaria del Senato, sarebbero in conflitto di interessi. A meno che non vendano i propri BTC. 

La senatrice Lummis non ci pensa proprio, tanto che al giornale ha detto:

“È una commodity. Dovrei vendere anche le mie mucche?”

Il punto è che la commissione di cui fanno parte è quella che ha chiamata a scrivere le regole per le criptovalute. È qui che si pone una domanda etica: è lecito che abbiano le criptovalute? La risposta è sì, non c’è nulla di illegale. È anche opportuno? Qui la risposta pone un’altra domanda: perché non dovrebbe esserlo? 

Dire che i due senatori devono vendere i loro Bitcoin per non essere in conflitto di interesse rischia di essere un esercizio di ipocrisia. Sarebbe come stabilire a tutti i membri della Commissione di non poter avere alcun tipo di investimento. 

Pat Toomey
Il senatore Pat Toomey

L’esperienza necessaria

In realtà entrambi hanno lasciato intendere che non solo non venderanno le proprie criptovalute, ma averle li pone in una condizione privilegiata. 

Non è un caso che siano stati proprio loro due a presentare un emendamento che avrebbe mitigato gli effetti deleteri dell’Infrastructure Bill sul settore crypto. 

È evidente che per capire Bitcoin è necessario possederlo. Per legiferare su Bitcoin, è utile avere anche il contributo di chi sa come funzionano. Per questo la loro presenza nella Commissione Banche del Senato del Congresso USA è un valore aggiunto e non un deterrente.

Del resto l’industria crypto si aspetta di poter dare un contributo alla regolamentazione che verrà negli Stati Uniti. Coinbase ha già presentato una sua proposta e attende le reazioni dei policy-maker.  

Ma se la visione è che per parlare di Bitcoin non bisogna avere Bitcoin, allora il rischio è che per il settore criptovalute negli Stati Uniti si annuncino tempi duri.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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