Russia valuta le criptovalute per i pagamenti internazionali
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Russia valuta le criptovalute per i pagamenti internazionali

By Marco Cavicchioli - 1 Giu 2022

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La Russia sta valutando se utilizzare o meno le criptovalute per aggirare le sanzioni occidentali.

La Russia e i pagamenti internazionali in criptovalute 

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La Russia valuta le crypto come mezzo per i pagamenti internazionali e per sostenere le sanzioni

Il governo russo sta discutendo in merito alla possibilità di utilizzare le criptovalute per i pagamenti internazionali. 

Lo riferisce Reuters citando l’agenzia di stampa russa Interfax. 

Interfax, infatti, ha rivelato che il capo del dipartimento di politica finanziaria del ministero delle finanze russo, Ivan Chebeskov, ha dichiarato esplicitamente che l’idea di utilizzare le valute digitali per le transazioni internazionali è attualmente in discussione al governo. 

In Russia attualmente ci sarebbe in atto una sorta di braccio di ferro in merito alla regolamentazione delle criptovalute e delle valute digitali, con il ministero delle finanze più aperto da un lato, e la Banca Centrale molto più scettica dall’altro. 

Chebeskov ha rivelato che tale discussione ormai è in corso da mesi e sebbene il governo si aspetti che le crypto vengano prima o poi rese legali nel paese come mezzo di pagamento, non è stato ancora raggiunto un consenso a tal riguardo con la Banca Centrale. 

Il punto chiave in questo momento è che l’utilizzo delle criptovalute per i pagamenti internazionali potrebbe aiutare il Paese a contrastare l’impatto delle sanzioni occidentali, come conferma lo stesso Chebeskov.

Già ancora prima che scoppiasse la guerra in Ucraina sembrava che Bitcoin potesse essere utilizzato dai russi per aggirare blocchi e limitazioni, ma sembra che ciò sia accaduto solo in misura parziale. 

Tuttavia se al posto dei cittadini o le aziende private fosse direttamente il governo ad utilizzarle, allora la situazione potrebbe cambiare parecchio. 

Il rapporto che il governo russo potrebbe avere con le criptovalute

Il fatto è che le criptovalute decentralizzate, come Bitcoin o Ethereum, non sono in alcun modo censurabili o limitabili. Quindi, qualora il governo russo possedesse un wallet non custodial nessuno potrebbe impedirgli, in alcun modo, di inviare criptovalute ad un altro indirizzo in qualsiasi parte del mondo come pagamento per qualche tipo di fornitura. 

La cosa vale anche per le stablecoin ancorate alle valute fiat, in particolare il dollaro, perché se vengono utilizzati token su blockchain decentralizzate con wallet non custodial risulta impossibile impedirne l’utilizzo. 

Tuttavia se fossero noti gli indirizzi dei wallet delle autorità russe potrebbero essere inseriti nelle black list degli exchange centralizzati, rendendo così estremamente difficile, se non impossibile, scambiare le criptovalute in valute fiat. 

Bisogna ricordare, inoltre, che i russi pare siano tra i maggiori utilizzatori al mondo di criptovalute, prendendo come riferimento la percentuale dei cittadini dei Paesi più grandi al mondo che utilizzano criptovalute. 

Secondo una recente stima, il mining crypto in Russia assorbirebbe addirittura il 2% dell’intero consumo elettrico nazionale.

Quindi, se da un lato le istituzioni e le autorità russe sono ancora scettiche a riguardo, molti cittadini ed aziende private pare non lo siano affatto. 

In un tale scenario sembra difficile che alla fine le autorità scelgano di starne fuori, e di non approfittare dei vantaggi che potrebbero ottenere optando per un utilizzo magari normato di queste nuove tecnologie. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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