Chainalysis: poca decentralizzazione per le DAO
Chainalysis: poca decentralizzazione per le DAO
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Chainalysis: poca decentralizzazione per le DAO

By Marco Cavicchioli - 27 Giu 2022

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Chainalysis di recente ha rilasciato in anteprima un nuovo capitolo del suo report sul Web3, in cui si parla del livello di decentralizzazione nelle DAO.

Il grado di decentralizzazione nella DAO secondo lo studio di Chainalysis

dao decentralizzazione
Dallo studio emerge che le DAO sono tutt’altro che decentralizzate

Questo capitolo è dedicato alle ultime tendenze riguardo le DAO. 

Quello che Chainalysis ha scoperto è che, in media, meno dell’1% dei loro utenti ha il 90% dei diritti di voto. 

In altri termini, la distribuzione dei token di governance delle DAO mediamente è molto centralizzata, tanto che in molti casi anche se solo una piccola parte dell’1% dei possessori dei token di governance si organizzasse, potrebbe teoricamente prevalere sul restante 99% su qualsiasi decisione.

Questo stride sulla natura decentralizzata dello strumento, visto che di fatto si tratta spesso di piattaforme decisamente centralizzate a livello di governance. 

Nell’85% dei casi le tesorerie on-chain delle DAO conservano i fondi in un unico asset, e solo nel 23% delle DAO prese in esame tale asset è una stablecoin.

L’83% di tutto il valore immobilizzato nelle DAO riguarda protocolli DeFi, seguiti dal settore del venture capital, dalle infrastrutture e dagli NFT

Le DAO hanno uno scopo preciso nel Web3, ovvero quello di fornire una nuova struttura di gestione democratizzata in cui qualsiasi membro può votare sulle decisioni organizzative. Questa gestione, però, ad oggi risulta davvero democratica in pochissimi casi. 

Il problema sta proprio nella distribuzione dei token di governance, spesso in qualche modo trattenuti o assegnati ad un numero molto limitato di persone. Ciò incide negativamente sul fatto che i piccoli holder possano realmente contribuire in modo significativo alla governance. 

Inoltre, spesso per poter mettere ai voti una proposta è necessario possedere una percentuale di token di governance superiore almeno allo 0,1%, o addirittura all’1% in alcuni casi, cosa che rende impossibile ai più farlo. 

I dati forniti dal report di Chainalysis

Secondo i calcoli di Chainalysis in questo modo generalmente solo uno su mille possessori di token è realmente in grado di mettere ai voti una sua proposta. 

Il report, infatti, dice: 

“Un potere di voto eccessivamente concentrato nelle DAO può portare ad un processo decisionale che apparentemente contraddice i principi della decentralizzazione su cui è costruito il Web3”. 

Chainalysis ha anche scoperto che i processi di governance delle varie DAO variano abbastanza dall’una all’altra, quindi è necessario analizzarle una per una per capire come vengono gestite. 

Alla luce di ciò è difficile affermare che il Web3 potrà davvero avere successo perché offre un’alternativa decentralizzata al web centralizzato attuale, visto che anche il Web3 rischia seriamente di soffrire di eccessiva centralizzazione. 

Le DAO sono un’ottima idea, in teoria, per consentire ad un’organizzazione di essere gestita in modo davvero democratico, ma se poi la distribuzione dei token di governance è concentrata in poche mani si finisce per utilizzare in modo centralizzato uno strumento decentralizzato, tornando al punto di partenza. 

In altre parole non basta la decentralizzazione a livello di protocollo: serve anche quella a livello di governance.

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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