In Australia minano Bitcoin con il sole
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In Australia minano Bitcoin con il sole

By Marco Cavicchioli - 19 Set 2022

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In Australia hanno aperto una nuova mining farm di Bitcoin alimentata ad energia solare. 

Si tratta di un data center da 5 megawatt gestito da Lumos Digital Mining. 

Lumos Digital Mining è una società australiana specializzata proprio nel mining con energie rinnovabili, quindi il suo non è altro che un tentativo di espandere le proprie attività. 

La cosa davvero curiosa è che il nuovo impianto solare è stato realizzato presso la città di Whyalla, un porto marittimo situato sulla costa meridionale del Paese e conosciuta come “la città dell’acciaio” per via delle sue acciaierie. 

Si trova, infatti, al termine di una linea ferroviaria che trasporta sulla costa grandi quantità di minerale ferroso estratto all’interno dell’Australia, e di certo non ha fama di essere una città particolarmente “green”. 

Negli ultimi decenni però l’attività dominante è stata sempre di più l’export di materiale ferroso, e questo ha dato alla città una seconda vita ed un nuovo boom economico. 

Quello creato da Lumos Digital Mining a Whyalla è il primo centro dedicato al mining alimentato ad energia solare nell’Australia meridionale. 

Australia: nuova Bitcoin mining farm alimentata da energia solare

L’iniziativa privata sta interessando, però, anche le autorità locali, tanto che il ministro locale per il commercio e gli investimenti, Nick Champion, ha affermato che il fatto che l’impianto possa funzionare utilizzando energia solare dimostra che l’attività di mining di Bitcoin potrebbe essere rispettosa dell’ambiente. 

Ha dichiarato: 

“Questo è importante per decarbonizzare la blockchain, che è un settore ad alta intensità energetica. 

Penso che sia l’inizio di una nuova economia qui a Whyalla”.

Inoltre, ha anche auspicato che più strutture simili inizino ad utilizzare energie rinnovabili per minare criptovalute, perché se da un lato c’è domanda per i servizi blockchain, dall’altro ce n’è anche per servizi blockchain ad emissioni zero. Per questo motivo il ministro del South Australia crede che in futuro ci saranno sempre più strutture come questa. 

Secondo Lumos Digital Mining, la nuova mining farm creerà 30 posti di lavoro, una volta diventata pienamente operativa, anche perché la società ha già pianificato di raddoppiare le dimensioni attuali della struttura. 

Angelo Kondylas di Lumos Digital Mining afferma che la struttura potrebbe estrarre circa 100 BTC all’anno, a seconda della disponibilità di energia. Si tratta di circa 16 blocchi, dato che il premio complessivo per chi riesce a minare un blocco è attualmente di 6,25 BTC, sebbene a primavera del 2024 tale premio verrà dimezzato grazie all’halving

Kondylas afferma anche che la società è disposta potenzialmente a vendere l’energia generata ad altri che volessero utilizzarla per minare criptovalute. 

energia solare mining
Una mining farm interamente alimentata da energia solare

Informazioni tecniche sull’impianto di Lumos Digital Mining

L’impianto è alimentato principalmente ad energia solare, ma Kondylas ha rivelato che durante i giorni in cui la produzione elettrica complessiva in Australia dovesse essere eccessiva, possono anche assorbire elettricità dalla rete per minare a basso costo. 

Infatti secondo il rappresentante di Lumos Digital Mining, chi genera energia elettrica in Australia rischia di dover spendere fino a 10 milioni di dollari per spegnere gli impianti di produzione nei giorni in cui la rete ne assorbe troppo poca. L’impianto di Lumos Digital Mining potrebbe quindi funzionare come una spugna che assorbe l’eccesso di elettricità che viene prodotta, ma non utilizzata, usandola per minare BTC. 

Quest’ultimo è un punto estremamente interessante del mining di Bitcoin. 

La produzione di energia elettrica non è facilmente modulabile a seconda dei consumi, e purtroppo l’elettricità non può ancora essere immagazzinata su larga scala in modo efficiente ed economico. 

Questo significa che in alcuni momenti in cui il consumo si riduce in modo veloce e significativo parte dell’energia elettrica viene semplicemente sprecata, con enormi perdite per i produttori. 

Il mining di Bitcoin, invece, non necessità di mantenere costanti i consumi, quindi può essere modulato in modo, ad esempio, da aumentarli quando in rete c’è elettricità in eccesso, e ridurlo quando tale eccesso dovesse esaurirsi. 

In questo modo i produttori di energie elettrica possono limitare le perdite quando sono costretti a spendere denaro per produrre energia elettrica che non riescono a vendere, migliorando notevolmente l’efficienza economica del processo. 

In giro per il mondo vi sono già diverse iniziative simili, anche se ancora non su larga scala. L’iniziativa di Lumos Digital Mining ha un paio di vantaggi da questo punto di vista. 

La nuova Bitcoin mining farm sostenibile in Australia

Innanzitutto si tratta di una mining farm autonoma, che può minare a prescindere dalla disponibilità di energia in rete. Infatti, produce con l’energia solare tutta elettricità di cui ha bisogno per sopravvivere. Solo nel caso in cui si verifichi una presenza in rete di elettricità in eccesso può prelevarla e monetizzarla minando BTC, ma non ne ha alcuna necessità. 

Il secondo vantaggio è che si tratta di una mining farm completamente sostenibile, senza alcuna emissione inquinante, nemmeno di CO2. 

Quindi, da un lato fa mining in modo sostenibile, dall’altro volendo può anche aiutare le aziende australiane produttrici di energia elettrica a vendere l’eventuale elettricità prodotta in accesso ad un’attività che la usa per produrre reddito estraendo BTC. 

L’Australia è una zona ricca di energia solare, in cui potrebbe non essere particolarmente difficile replicare iniziative come quella di Lumos Digital Mining. D’altronde, la quantità di energia rinnovabile utilizzata a livello globale dal mining di Bitcoin è in continua crescita, e questo non fa altro che indicare la strada maestra da perseguire per ridurre al minimo le emissioni nocive legate a questa attività. 

Da notare, inoltre, che l’energia solare utilizzata da impianti come questo non è energia che viene sottratta alla disponibilità del resto della società, perché viene utilizzata energia solare altrimenti non usata da nessuno. Si tratta, pertanto, di un’iniziativa che non sembra avere alcun reale svantaggio, tanto da rendere addirittura auspicabile che venga replicata in futuro anche a livello globale, e soprattutto su larga scala. 

Esistono diversi luoghi nel mondo in cui c’è enorme disponibilità di energia solare non utilizzata da nessuno, ma da cui è difficile esportare energia elettrica prodotta in loco. Se a ciò si riesce ad unire l’assorbimento della rete dell’energia elettrica prodotta in eccesso, una soluzione tale non solo appare quantomeno opportuna, ma anche potenzialmente rivoluzionaria, in particolare per la salute e la sostenibilità dell’intero comparto di produzione di energia elettrica. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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