Nayib Bukele si ricandida come Presidente di El Salvador, sfidando la Costituzione
Nayib Bukele si ricandida come Presidente di El Salvador, sfidando la Costituzione
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Nayib Bukele si ricandida come Presidente di El Salvador, sfidando la Costituzione

By Marco Cavicchioli - 20 Set 2022

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Il Presidente di El Salvador, Nayib Bukele, avrebbe annunciato la sua intenzione di ricandidarsi nonostante il divieto esplicito della Costituzione del Paese. 

Lo riferisce alJazeera secondo cui Bukele avrebbe esplicitamente dichiarato che intende concorrere per cercare di farsi affidare dai salvadoregni un secondo mandato di cinque anni, nonostante la costituzione del Paese vieti ai presidenti di esercitare mandati presidenziali consecutivi.

Bukele è Presidente di El Salvador da giugno 2019, quindi poco più di due anni, e le prossime elezioni dovrebbero tenersi nel 2024, ovvero l’anno del quarto halving di Bitcoin. 

Nayib Bukele non vuole rispettare la Costituzione di El Salvador

La Costituzione di El Salvador è stata redatta nel 1983, ed emendata nel 2003. All’articolo 152 dichiara espressamente che “non può essere candidati alla carica di Presidente della Repubblica colui che ha ricoperto la Presidenza della Repubblica per più di sei mesi, consecutivi o meno, nel periodo immediatamente precedente, ovvero negli ultimi sei mesi antecedenti l’inizio del mandato presidenziale”. 

Una ricandidatura di Bukele sarebbe quindi di fatto incostituzionale allo stato attuale delle cose, ma non si esclude che prima delle elezioni del 2024 questo articolo venga modificato. 

D’altronde, già nel 2003 furono apportate alcune modifiche. Inoltre lo stesso Bukele afferma che nei Paesi latinoamericani è la prassi rieleggere i presidenti. 

Per questo motivo giovedì scorso durante il discorso in diretta del Giorno dell’Indipendenza ha dichiarato: 

“Sto annunciando al popolo salvadoregno che ho deciso di candidarmi alla presidenza della repubblica”. 

Ha poi aggiunto che i Paesi sviluppati hanno la rielezione, e che “grazie alla nuova configurazione dell’istituzione democratica del nostro Paese” l’avrà anche El Salvador. 

Infatti, qualche giorno fa i nuovi giudici della Corte Suprema del Paese, nominati da legislatori alleati di Bukele, hanno stabilito che i presidenti possono candidarsi per chiedere un secondo mandato consecutivo anche nonostante il divieto costituzionale.

Questa decisione dei giudici della Corte Suprema è a dir poco stupefacente, perchè significa che in El Salvador la Corte Suprema vale più anche della costituzione stessa del Paese. Il fatto che il Presidente possa far nominare giudici della Corte Suprema a lui amici rende piuttosto pericoloso questo passaggio anti-costituzionale. 

La Corte Suprema di El Salvador sorpassa la Costituzione

Secondo diversi costituzionalisti salvadoregni consentire ai presidenti di chiedere la rielezione violerebbe almeno quattro articoli della costituzione, incluso uno che limita il mandato presidenziale a cinque anni. La decisione dei giudici della Corte Suprema pertanto segna una svolta autoritaria nel Paese centromaricano, in cui un Presidente può addirittura farsi autorizzare a non rispettare la costituzione se questo gli vieta di essere rieletto. 

Tuttavia, la costituzione salvadoregna è già stata modificata una volta, nel 2003, ed in teoria ci sarebbero ancora quasi due anni di tempo eventualmente per modificarla in modo da rendere costituzionale la ricandidatura. 

Il Dipartimento di Stato degli USA ha criticato fortemente questa decisione della Corte Suprema che di fatto minerebbe la democrazia in El Salvador, minacciando che un eventuale declino nella governance democratica danneggerebbe le relazioni tra i due Paesi. 

Stando ai sondaggi Bukele godrebbe dell’appoggio del popolo, ma i risultati che lo danno sostenuto dall’85% della popolazione assomigliano un po’ troppo a quelli dei Paesi autoritari. 

Il Presidente, non solo da tempo è accusato di essere eccessivamente autoritario, ma è anche noto per decisioni prese senza consultare il popolo, come ad esempio l’adozione di Bitcoin come moneta a corso legale. 

El Salvador sulla strada della dittatura

C’è chi ormai espressamente parla di deriva autoritaria verso una forma di dittatura, come il ricercatore di Human Rights Watch (HRW), Juan Papier, secondo cui El Salvador sarebbe ormai da tempo sulla strada per diventare una dittatura, a causa di pregiudizi ideologici, codardia, interessi geopolitici ed ossessione per l’immigrazione. 

Ad esempio, si è fatto concedere poteri di emergenza per un periodo di tempo limitato, ma già esteso per ben sei volte.

La situazione in El Salvador non è facile, ed a quanto pare con Bukele qualcosa effettivamente sta cambiando. Tuttavia, se il cambiamento dovesse infine portare verso una dittatura porterebbe con sé anche i soliti enormi problemi a cui sono soggette le dittature. 

Solo nel mese di agosto oltre 50.000 persone sono state arrestate e detenute durante la campagna di repressione contro le bande armate, tanto che HRW ha rilevato che nel Paese sono state commesse gravi violazioni dei diritti umani, tra cui la detenzione arbitraria apparentemente basata sull’aspetto e sul background sociale delle persone. 

Sempre HRW sostiene che il governo di Bukele abbia indebolito significativamente le istituzioni democratiche del Paese, consentendo alla sua amministrazione di operare con pochissimi controlli sul suo potere esecutivo.

Quindi da un lato c’è una situazione difficile che sta effettivamente cambiando, mentre dall’altro c’è una democrazia che si sta trasformando in un regime autoritario. 

El Salvador è 135° al mondo per PIL pro-capite, dietro a Paesi come Ucraina, Guatemala, Mongolia e Kosovo. In America latina fanno peggio solo Belize, Bolivia, Honduras, Nicaragua, Venezuela e Haiti, anche se dopo la pandemia sembra essersi ripreso piuttosto bene. 

Ormai il PIL pro-capite aumenta a ritmo sostenuto da almeno 50 anni in El Salvador, ed è possibile che il 2022 da questo punto di vista faccia segnare risultati migliori della media. Il 2020 però è stato un anno molto difficile, quindi la situazione è tutt’altro che buona. 

Negli USA ritengono che la politica di Bukele costituisca già a tutti gli effetti una deriva autoritaria del Paese, e le agenzie di rating stanno tagliando il rating del suo debito pubblico. Secondo Fitch Ratings il debito è stato declassato al CC, ovvero un livello inferiore a quello di Paesi in guerra come Ucraina o Repubblica del Congo.

Attività economica in El Salvador

In teoria, il governo di Bukele punta a sopperire a questi problemi grazie al turismo ed alle attività legate alle criptovalute, ma non è detto che una tale politica possa realmente assestare le finanze dello Stato. Forse sperava anche di essere aiutato da Bitcoin, dato che aveva investito diversi milioni di dollari quando il valore era ben superiore a quello attuale. 

Sicuramente Bukele ha comunque ancora almeno due anni di tempo per ottenere risultati concreti e significativi a livello economico, ma questo non esclude una deriva autoritaria. 

Prendendo come riferimento il cosiddetto “democracy index” elaborato dall’Economist, El Salvador non è una democrazia ma un regime ibrido semi-autoritario, con valori in calo proprio da quando è diventato Presidente Bukele. Da questo punto di vista è ritenuto simile ad Ecuador, Paraguay e Messico, ma ben sotto Panama, il Perù e la Repubblica Dominicana. 

Tuttavia, le vere dittature sono distanti, perchè mentre El Salvador ora come ora staziona un po’ sotto i 6 punti, con ad esempio Cile e Costa Rica attorno agli 8 e l’Uruguay quasi a 9, dittature come Venezuela e Cuba stazionano molto sotto i 3 punti. Tuttavia fino a prima dell’elezione di Bukele il livello di El Salvador era superiore a 6,5, mentre ora è a 5,7. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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