Nemesis, Cudos, Augmento e Ethereum Towers uniti per parlare di metaversi
Nemesis, Cudos, Augmento e Ethereum Towers uniti per parlare di metaversi
Metaverse

Nemesis, Cudos, Augmento e Ethereum Towers uniti per parlare di metaversi

By Amelia Tomasicchio - 23 Set 2022

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Durante il primo giorno dell’evento Zebu Live che si sta tenendo a Londra, si è svolto sul palco Alpha il panel dal titolo “The best way to architect a metaverse” (aka il miglior modo per costruire un metaverso) alla presenza di aziende come The Nemesis, Cudos, Augmento e Ethereum Towers.

Il panel vedeva la presenza, in particolare, del CEO e founder di The Nemesis, Alessandro de Grandi, il founder di Augmento Wesley Pabis, Brandon Smith, co-founder di Ethereum Towers e Pete Hill, VP di Cudos.

The Nemesis

The Nemesis è un’app per mobile (iOS e Android) e usabile anche dal web su desktop, che è davvero facile da usare.

Come progetto “blockchain-agnostic”, spiega Alessandro, supporta Solana, Ethereum, Polygon, ma in realtà per usare il metaverso di Nemesis non è necessario dover interagire con criptovalute, blockchain o NFT. Chi vuole entrare nel metaverso, infatti, può anche non avere nessun wallet, ma semplicemente usarlo come piattaforma di aggregazione e gioco.

Questo, spiega de Grandi sul palco di Zebu Live, è una scelta che è stata presa dal team di Nemesis al fine di portare sempre più gente a passare in modo facile e veloce dal Web2 al Web3 e quindi avere una maggiore user base che possa utilizzare l’app.

Augmento

Fondata nel 2020 ad Amsterdam, Augmento.com è un’azienda che disegna e decora il metaverso collaborando con i brand che vogliono aprire ad esempio i propri shop in mondi virtuali. Il loro lavoro è quindi interpretare gli oggetti del mondo reale e trasportarli nel metaverso ad esempio grazie alla realtà aumentata in modo che l’esperienza sia immersiva e che si aumenti l’engagement degli utenti.

Ethereum Towers

Brandon Smith spiega, invece, che Ethereum Towers è un metaverso creato per un audience di non-gamers che vogliono consumare prodotti in modo diverso. Questo si traduce in una sorta di piattaforma social che attualmente consta di 4,388 appartamenti virtuali costruiti su due torri dove gli utenti possono interagire.

Cudos

Si tratta di una blockchain layer 1 che fornisce accesso a dei computer scalabili in tutto il mondo per avere transazioni veloci e con poche fee. 

Come lo definisce Hill, si tratta di un “Airbnb of crowd computers”, di cui i metaversi hanno bisogno per avere piattaforme funzionanti dove tanti utenti interagiscono e scambiano microtransazioni. 

zebulive panel metaverso
Il panel con gli esperti del metaverso

Metaverso: qual è la vera definizione?

Dopo quindi una breve introduzione dei panelist e delle loro aziende, inizia il cuore della discussione per cercare di capire innanzitutto cos’è un metaverso e cercare di concordare su una definizione unica.

Il problema anche sottolineato tempo fa da Phil Spencer, capo del brand Xbox e CEO del reparto gaming di Microsoft, e da Eric Schmidt, ex CEO di Google, è che i giocatori potrebbero essere confusi dal concetto di metaverso perché non esiste una vera definizione chiara di cosa sia.

Forse proprio per questo, quindi, i panel si sono alternati nel cercare di rispondere a questa domanda e quello che è emerge è che il metaverso potrebbe essere definito come un mondo virtuale che interagisce col mondo reale grazie a tecnologie come AR, NFT, e oculus per far si che si abbia un’esperienza anche nel mondo reale. 

Proprio aziende come Augmento.com, ad esempio, sono focalizzate sul mondo della realtà aumentata, considerata come il ponte per far entrare più gente nei metaversi.

Andando oltre, Brandon Smith spiega che il metaverso è quindi una nuova tipologia di piattaforme che consentono di consumare contenuti in maniera diversa ed anche un modo grazie al quale gli utilizzatori stessi possono creare contenuti ed esperienze.

Per Pete Hill, di conseguenza, si tratta di un “immersive Internet”.

Il metaverso non è solo Web 3

Come spiega Alessandro de Grandi, il grande hype intorno al settore dei metaversi è iniziato con l’annuncio di Facebook di Meta, progetto non legato a crypto o blockchain e infatti lo stato dell’arte attuale è che l’ecosistema non è direttamente collegato al mondo degli NFT. Il mass market, infatti, usa per lo più i social, quindi lo sforzo delle aziende è quello di far muovere gli utenti dal mondo social al metaverso e quindi trovare modi per unire il Web2 al Web3.

Per riuscirci, spiega De Grandi, c’è ancora molto lavoro da fare perché per ora non esiste un ecosistema pronto e molti utenti hanno ancora paura o non conoscono il mondo crypto:

“Prima di passare al play to earn, dobbiamo fare l’earn to play per fare educazione e step by step dobbiamo insegnare la gente ad utilizzare queste piattaforme”.

La mancanza di interoperabilità tra metaversi

Oltre quindi al problema di educare le masse all’utilizzo delle criptovalute e anche al trovare sistemi per rendere sempre più user-friendly le piattaforme, Hill spiega che vi è anche la necessità di interoperabilità tra metaversi e tra le diverse blockchain, cosa che lui sta cercando di fare con Cudos.

L’altro problema è anche la qualità grafica e le alte aspettative provenienti dallo stato dell’arte dei videogiochi. Il metaverso, invece, non è ancora arrivato ad alti livelli grafici.

Wesley sostiene: 

“Dobbiamo cercare di arrivare alla realtà, non al livello grafico di Sandbox”.

Insomma, ancora tanta strada da fare per i metaversi, ma sicuramente si tratta di una tecnologia che è qui per rimanere.

Amelia Tomasicchio

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder e direttrice di Cryptonomist. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e sta scrivendo un libro sugli NFT per Mondadori. Inoltre, ha lanciato due progetti NFT chiamati The NFT Magazine e Cryppo, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore.

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