Philip R. Lane della BCE rassicura: “riporteremo l’inflazione al 2%”
Philip R. Lane della BCE rassicura: “riporteremo l’inflazione al 2%”
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Philip R. Lane della BCE rassicura: “riporteremo l’inflazione al 2%”

By George Michael Belardinelli - 12 Ott 2022

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Secondo l’ex Governatore della Banca Centrale d’Irlanda e membro del board esecutivo della BCE non ci sono dubbi, l’inflazione tornerà al 2%.

Philip Lane della BCE rassicura il mercato sul tema inflazione

Il grande problema che risponde al nome di Inflazione è arrivato ben visibile da lontano nonostante le banche centrali di tutto il mondo, su tutte quella americana avessero minimizzato sull’entità dei danni che avrebbe portato con sé etichettando come un empasse che sarebbe stata momentanea e di poco conto.

La sottovalutazione ha presto indotto la Federal Reserve e la BCE a fare mea culpa e tornare frettolosamente sui propri passi, è così che da inizio anno ad oggi si sono attuate politiche monetarie aggressive soprattutto ad Ovest dell’Oceano Atlantico.

La Banca Centrale degli Stati Uniti d’America a suon di rialzo dei tassi da 75 punti base, forte di un’economia americana che gode di maggior salute rispetto alle realtà del resto del mondo, sta riuscendo ad ottenere dei risultati confortanti anche se non risolutivi.

In attesa dei nuovi dati l’inflazione sembra essere stata contenuta ma non è stato possibile riportarla ancora a valori accettabili intorno al 3%, che è la soglia a cui la Banca Centrale Americana ha più volte posto come obiettivo.

Ciò a cui tende Bruxelles è di gran lunga più sfidante del target dei cugini oltreoceano, l’obiettivo posto dalla BCE è quello di riportare l’inflazione al 2% con due sostanziali differenze.

La prima differenza riguarda il tessuto economico europeo che è molto più fragile di quello americano, tolta la realtà tedesca che è l’economia trainante nel vecchio continente, gli altri Paesi arrancano.

Il tasso di disoccupazione è ai massimi nella maggior parte dei Paesi europei e il risparmio accumulato durante il periodo pandemico sembra ormai essere svanito. Ciò ha indotto i cittadini a propendere per i consumi di beni di prima necessità e al risparmio che, tuttavia, viene eroso dal caro energia e l’apprezzamento degli idrocarburi. 

L’altra differenza importante è che mentre l’economia americana che rappresenta il 20% di quella mondiale ha alzato tassi per 325 punti base, l’Europa è ferma a 125 punti base (uno da 50 punti a luglio e l’ultimo da 75) colpa anche del comportamento incerto della Lagarde duramente criticata dal falco Lane.

Lane con una politica interventista si contrappone alla guida indecisa dell’attuale Presidente della BCE, Christine Lagarde. 

Gli esponenti discutono su come combattere l’inflazione

In contrapposizione con la neo Premier inglese Liz Truss, che aveva prediletto il taglio delle tasse sui redditi alti mettendo in crisi le politiche inglesi sulla lotta all’Inflazione (a detta di Bruxelles), propinano l’idea che l’inflazione sia in realtà un’imposta, la più regressiva tra le imposte e quindi vada combattuta come tale. 

Intervistato ai microfoni di Der Standard (uno tra i più importanti quotidiani austriaci), Lane ha dichiarato quanto segue:

“Lo shock energetico che stiamo vivendo è enorme. Sono le persone più povere della nostra società ad essere maggiormente colpite. Dal punto di vista dell’equità, ma anche da una prospettiva macroeconomica”.

Philip R. Lane, irlandese 53enne filo Draghiano fin dai tempi della presidenza della Banca Centrale Europea è stato il fautore del Pepp (Pandemic Emergence Purchase Plan) redatto subito dopo la pandemia. 

Il capo esecutivo del board della BCE si chiede se:

“Mi chiedo se non debba essere finanziato da aumenti delle tasse per i più abbienti. Queste possono essere tasse più elevate per i redditi più alti o per le industrie e le aziende che sono altamente redditizie nonostante lo shock energetico. Se si sostiene chi ne ha bisogno e si finanzia questo attraverso tasse più elevate, questo è meno impattante sull’inflazione piuttosto che se i deficit fossero ampliati eccessivamente”.

Il deficit da buon economista della scuola di Keynes ritiene che il deficit debba essere messo sul campo con un obiettivo specifico che abbia senso dal punto di vista tattico.

Nel breve periodo sarà difficile evitare di aumentare il deficit, commenta: 

“ma ci deve essere un chiaro limite di tempo. Questo è importante per la politica monetaria. Quest’anno è un caso speciale perchè la spesa per la pandemia si sta normalizzando. L’economia ha riaperto e molti sussidi legati alla pandemia sono scaduti. Pertanto, quest’anno non stiamo assistendo a nuovi importanti disavanzi. Sarà più un problema per il prossimo anno, assicurarsi che il deficit continui a migliorare piuttosto che rimanere bloccato al livello attuale. Questo non significa andare verso l’austerità, ma semplicemente allontanarsi dalla politica espansiva”.

Se la politica monetaria della Lagarde è lenta e poco incisiva, quella verso cui spinge il capo esecutivo Philip R. Lane è di diversa matrice. 

Per il falco sarebbe auspicabile tassare le eccellenze dell’Unione Europea, tutte quelle aziende di dimensioni importanti che sono risultate più virtuose nonostante le tempeste dell’economia e con esse i ceti medio alti così da poter utilizzare il deficit solo e soltanto come misura di equità sociale a sostegno delle famiglie più povere già provate da crisi economica e pandemia applicando sostegni limitati nel tempo ma risolutivi. 

L’idea di Philip Lane

La linea adottata da Lane è sostanzialmente opposta a quella della Truss che tanto sconquasso aveva portato il mese scorso nei mercati. 

Nonostante le ottime intenzioni del membro del board, anche Francia e Germania vanno in contrasto con queste politiche avendo approvato l’una dietro l’altra un piano di €200 miliardi e uno di €100 miliardi volto a sostenere economicamente (quindi deficit) le bollette di famiglie e imprese. 

In Italia si vocifera di uno stanziamento da €50 miliardi, ma con un incarico a formare il governo ancora non assegnato dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, le strategie da discutere rimangono solo ipotesi anche se l’idea sarebbe piaciuta a Confindustria che spingerà in questa direzione. 

Entro fine anno la BCE si è detta possibilista su un ulteriore aumento dei tassi e vedremo se la mossa sarà ben accolta dai mercati e soprattutto se sarà incisiva sull’inflazione. Lane resta alla finestra e se Lagarde dovesse fallire si candida a pieno titolo alla poltrona più importante della Banca Centrale Europea. 

Intanto, l’inflazione al 2% è ben lontana e in attesa di una mossa di Bruxelles i mercati puntano su qualche buona iniziativa dei singoli Paesi.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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