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Bittrex ha dichiarato bancarotta, ma solo negli USA

La filiale statunitense dell’exchange crypto Bittrex ha dichiarato bancarotta chiedendo di poter usufruire del Chapter 11. 

Bittrex è una società statunitense, ma opera anche al di fuori degli USA. A dichiarare fallimento è stata nello specifico la filiale statunitense, ovvero quella che si occupa di gestire la piattaforma dedicata ai clienti USA. 

Infatti, la versione internazionale dell’exchange risulta ancora operativa, dato che a quanto pare il fallimento non coinvolge la filiale internazionale. 

Bittrex: dalla genesi fino alla bancarotta

Bittrex è uno degli exchange crypto storici, dato che è nato nel 2013, ovvero poco dopo il primo halving di Bitcoin, e nell’anno della prima grande bolla speculativa post-halving. 

Durante il secondo ciclo di Bitcoin, quello terminato con l’halving del 2016, era diventato uno dei maggiori exchange crypto a livello internazionale, anche grazie al fallimento di Mt.Gox del 2014. 

Tuttavia, con l’arrivo di altre grandi realtà del settore, durante il terzo ciclo di Bitcoin, aveva iniziato a perdere terreno, tanto che negli ultimi tempi il suo volume di scambi risultava essere di soli 5 milioni di dollari giornalieri, contro ad esempio gli oltre 700 di Coinbase

La società aveva mantenuto costi relativamente elevati, e di sicuro il crollo dei volumi dovuto al bear-market deve aver impattato parecchio sulla sua sostenibilità a livello economico e finanziario. 

Gli USA ed il resto del mondo

È possibile che il grosso dei volumi li facesse proprio negli USA, dove la società è nata ed ha sempre operato, ma sicuramente qualcosa lo faceva anche all’estero. 

Poche settimane fa, Bittrex dichiarò di voler uscire dagli Stati Uniti, citando come causa l’attuale contesto normativo ed economico statunitense.

Alla luce di ciò che è successo in seguito è lecito immaginare che tale idea fosse dovuta anche a problemi interni legati alla concorrenza ed alla sostenibilità del business sul mercato USA. 

D’altronde in un momento difficile per i mercati crypto, che dura ormai da 12 mesi, la concorrenza di un colosso come Coinbase negli USA, unita a quella di un altro exchange statunitense molto performante come Kraken, deve aver reso le cose molto difficili per Bittrex.

Il fallimento di FTX non sembra aver aiutato più di tanto, anche perchè è possibile che i problemi di Bittrex fossero precedenti. 

Quindi da un lato l’exchange di fatto ha abbandonato il mercato USA a causa del fallimento della società che gestiva la sua piattaforma di scambi dedicata ai clienti statunitensi, mentre dall’altro risulta ancora operativa all’estero. 

I problemi negli USA

Non va, però, dimenticato che ad ottobre dell’anno scorso l’exchange accettò di pagare una multa da 53 milioni di dollari al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per violazioni delle sanzioni contro alcuni Paesi e della legge antiriciclaggio.

In altre parole i problemi non erano legati solo al contesto economico/finanziario o normativo, ma anche ad un mancato rispetto delle normative. Infatti, quelle relative all’antiriciclaggio si applicano in modo pressoché identico sia alle valute fiat che alle criptovalute

Forse gli USA semplicemente sono più rigorosi nel far rispettare queste regole, e ciò rende l’operatività degli exchange crypto negli Stati Uniti un po’ più difficoltosa, e rischiosa. 

Non è detto che all’estero continuino ad essere così fiacchi nell’imporre anche agli exchange crypto il rispetto delle norme antiriciclaggio, quindi il problema potrebbe essere solamente stato spostato un po’ in avanti nel tempo. 

Anche lo stesso Coinbase, ovvero il principale exchange crypto statunitense ora che FTX è scomparso, sta progettando di separare in due le proprie attività, con una piattaforma dedicata solo ai clienti USA ed una internazionale dedicata ai clienti esteri. 

Le criptovalute come security

A tutto ciò va aggiunta la vera e propria spada di Damocle della possibile decisione da parte delle autorità statunitensi di dichiarare security buona parte delle criptovalute, e soprattutto dei token. 

Lo stesso Bittrex è stato accusato dalla SEC di aver consentito la compravendita di token e criptovalute che sarebbero security non registrate, e questo riguarda anche gli altri exchange crypto statunitensi, per ora, e forse in futuro anche quelli che operano all’estero. 

In un tale contesto era già perfettamente comprensibile che Bittrex volesse uscire dal mercato USA, ed il fallimento dichiarato lunedì non fa altro che rendere questa uscita immediata. 

Bittrex: la dichiarazione di bancarotta

Grazie al ricorso al Chapter 11 la società non chiude del tutto. Infatti, l’exchange internazionale sembra ancora attivo. 

Tuttavia, si tratta di bancarotta a tutti gli effetti, anche se vi è la possibilità che la società riesca a ristrutturarsi e magari a riaprire le attività negli USA in futuro. 

È un po’ difficile immaginare che la dichiarazione di bancarotta e la richiesta di poter usufruire del Chapter 11 siano solo una mossa per rendere immediata l’uscita dal mercato statunitense, dato che i problemi economici/finanziari di Bittrex erano seri e già ben noti.

Sicuramente, però, volenti o nolenti, accelera i tempi, rendendo l’uscita di fatto immediata. 

Va sottolineato ancora una volta che a dichiarare bancarotta è stata solo la filiale di Bittrex che opera negli USA, anche se questa è la società originale che ha lanciato l’exchange nel 2013, e che invece quella che opera a livello internazionale per ora sta continuando ad operare.

Non è detto, però, che quest’ultima non soffra di problemi economico/finanziari simili a quelli della filiale statunitense fallita, anche se si porta dietro minori problemi storici dato che è nata tempo dopo. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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