Cambridge modifica il suo indice di consumo per il mining di Bitcoin visto l’aumento dell’hashrate
Cambridge modifica il suo indice di consumo per il mining di Bitcoin visto l’aumento dell’hashrate
Mining

Cambridge modifica il suo indice di consumo per il mining di Bitcoin visto l’aumento dell’hashrate

By Marco Cavicchioli - 31 Ago 2023

Chevron down

L’Università di Cambridge ha dovuto modificare la metodologia con cui viene calcolato il loro Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI) relativo al mining.

La modifica si è resa necessaria per adeguare le stime all’aumento dell’hashrate e sulla sua distribuzione. 

Il Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index relativo alle attività di mining e al livello di hashrate

Il CBECI stima il consumo mondiale di elettricità generato dal mining di Bitcoin, e crea anche una mappa in cui sono indicati i Paesi nei quali vi sono le maggiori concentrazioni di hashrate. 

L’ultimo dato, aggiornato a 24 ore fa, rivela che il consumo annuo del mining di Bitcoin dovrebbe essere compreso tra 67 e 204 TWh (TeraWattOra), ovvero all’interno di una forchetta abbastanza ampia. La stima precisa è di 113,22 TWh, ovvero più o meno a metà strada tra il minimo ed il massimo calcolati. 

Stando ai dati di Wikipedia, si tratta di un consumo annuo di elettricità superiore a quello dei Paesi Bassi, ma inferiore ad esempio a quello dell’Argentina o della Norvegia. Se il mining di Bitcoin fosse uno Stato si classificherebbe al 31° al mondo. 

Da notare che questo dato varia in continuazione, perchè dipende dall’hashrate. Più aumenta l’hashrate più dovrebbe aumentare il consumo di elettricità, ma se l’hashrate diminuisce allora si riduce anche il consumo. 

Inoltre, anche quando vecchi macchinari per il mining meno efficienti vengono sostituiti da nuovi macchinari più efficienti si riduce il consumo.

Va anche sottolineato che, di fatto, il consumo dipende dal valore di mercato di Bitcoin, perchè i miner incassano solo BTC in quantità più o meno stabili, ed adeguano i loro costi di produzione al valore di mercati dei BTC che incassano. 

Nonostante ciò l’attuale stima del consumo annuale è vicina ai massimi assoluti di 116,30 TWh di febbraio 2022.

Predendo il grafico del consumo annuale complessivo, il trend risulta comunque evidentemente in crescita.  

Il livello di hashrate

L’hashrate del mining di Bitcoin ha fatto da poco registrare un nuovo massimo storico. 

Il picco massimo della media settimanale è stato registrato solo pochi giorni fa, il 18 di agosto, prima che la difficulty fosse portata ai nuovi massimi

Questo giustifica anche il fatto che il consumo energetico sia vicino ai massimi, nonostante il prezzo di Bitcoin sia ancora molto distante dai 69.000$. 

A tal proposito occorre specificare che il prezzo di BTC spesso si muove molto velocemente, mentre hashrate e consumo energetico del mining invece al contrario si muovono molto lentamente. 

Infatti, il picco del consumo si è registrato ben tre mesi dopo il picco del prezzo, mentre il picco dell’hashrate addirittura quasi due anni dopo. 

Sull’hashrate però incide anche il fattore efficienza, perchè all’aumentare dell’efficienza dei macchinari l’hashrate può aumentare anche con il valore di Bitcoin in calo. 

Ad esempio rispetto a quattro anni fa l’hashrate è quadruplicato, mentre il consumo energetico non è nemmeno raddoppiato. Il prezzo invece è di tre volte superiore, ma nel frattempo c’è stato l’halving del 2020 che ha dimezzato in un solo colpo gli incassi di BTC per i miner. 

La mappa di distribuzione dell’hashrate invece è ferma a gennaio 2022. 

Le emissioni della rete Bitcoin

Il CBECI calcola anche il livello di emissioni di CO2 del mining di Bitcoin. 

Prendendo sempre come riferimento le stime annuali, vanno da 2 a 114 MtCO2e (milioni di tonnellate di CO2 equivalenti), con la stima esatta a 57,37 MtCO2e. 

Stando sempre ai dati di Wikipedia, si tratterebbe di un livello di emissioni superiore a quello della Mongolia, ma inferiore a quello del Botswana. 

Se il mining di Bitcoin fosse uno Stato si classificherebbe all’85° posto, ovvero molto più in basso del 31° di cui sopra. 

Questo significa che secondo il Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index il consumo energetico del mining di Bitcoin inquina in media di meno di quanto non lo facciano in generale tutti i consumi energetici. 

Ciò è dovuto primariamente al fatto che Bitcoin consuma solo energia elettrica, oltre al fatto che questa può anche essere prodotta con fonti non inquinanti, come ad esempio centrali idroelettriche o a energia solare. 

Da questa stima si evince che rispetto alle 48.928 MtCO2e emesse complessivamente al mondo, il mining di Bitcoin pesi solamente per lo 0,12%, ovvero una frazione infinitesimale e quindi irrilevante.

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.