FTX ha accettato un patteggiamento di 228 milioni di dollari nella causa con Bybit per recuperare fondi da destinare ai creditori. L’accordo attende ora la ratifica del tribunale per chiudere una delle cause aperte dall’exchange fallito.
Vediamo in questo articolo tutti i dettagli.
Summary
L’accordo da $228 milioni con Bybit segna un passo avanti nella causa per il rimborso degli ex clienti di FTX
Come anticipato, dopo mesi di negoziazioni e controversie legali, FTX ha finalmente raggiunto un accordo di patteggiamento con l’exchange Bybit, assicurando un risarcimento di 228 milioni di dollari.
L’accordo è stato presentato alla corte fallimentare il 24 ottobre e rappresenta un passo significativo per l’exchange. Il quale punta a recuperare fondi per risarcire i suoi ex clienti e creditori, danneggiati dal fallimento della piattaforma nel 2022.
Nel dettaglio, l’accordo prevede che FTX riceva 175 milioni di dollari in asset digitali attualmente custoditi su Bybit e altri 53 milioni attraverso la vendita di token BIT a Mirana Corp, un braccio di investimento di Bybit.
Gli avvocati di FTX hanno sottolineato che, sebbene le richieste dei querelanti siano sostenute da evidenze, il costo e la complessità delle controversie rendono vantaggiosa una soluzione extragiudiziale.
Le procedure legali non solo richiederebbero tempi lunghi, ma comporterebbero anche ingenti spese, senza la certezza di un esito positivo.
L’intesa, tuttavia, non è ancora definitiva e dovrà essere ratificata da un giudice per entrare in vigore. L’udienza per l’approvazione del patteggiamento è fissata per il 20 novembre 2024.
Solo con il consenso della corte, l’accordo avrà valore legale e FTX potrà procedere con il recupero dei fondi, indispensabili per sostenere il processo di risarcimento dei creditori.
Il contesto della causa e la bancarotta di FTX
La causa contro Bybit non è nata da una semplice richiesta di risarcimento, ma da una serie di accuse mosse dalla massa fallimentare di FTX.
Nello specifico, questa affermava che Bybit e la sua divisione Mirana avessero sfruttato un rapporto privilegiato con alcuni dirigenti di FTX.
In particolare, si sostiene che le due entità abbiano utilizzato un accesso prioritario per ritirare fondi in anticipo rispetto agli altri clienti, prelevando circa 327 milioni di dollari tra asset digitali e contante, poco prima del collasso definitivo di FTX.
Secondo i rappresentanti di FTX, queste operazioni, tracciate in un database aziendale, sono state avviate in seguito a concessioni speciali del team di FTX. Suscitando dunque l’accusa di prelievi preferenziali.
L’accusa ha evidenziato che le azioni di Bybit e Mirana hanno peggiorato la crisi di liquidità che stava portando l’exchange alla bancarotta, sottraendo fondi che avrebbero potuto essere destinati al risarcimento di tutti i creditori.
Ad ogni modo, questa non è stata l’unica causa intentata dalla massa fallimentare di FTX. Quest’ultima, infatti, da due anni è coinvolta in numerosi procedimenti legali per tentare di recuperare fondi destinati ai creditori.
Oltre alla causa contro Bybit, FTX ha infatti recentemente ritirato un’azione legale contro lo studio legale Sullivan & Cromwell, rappresentante di FTX in operazioni precedenti al crollo.
Secondo alcuni creditori, lo studio legale era a conoscenza di irregolarità e potenzialmente coinvolto nei comportamenti fraudolenti che hanno portato alla bancarotta di FTX.
Un passo verso la fine del processo di risarcimento
Ad ogni modo, l’accordo con Bybit segna una fase importante del processo di risarcimento e riorganizzazione dell’exchange.
Lo scorso 7 ottobre, il giudice John Dorsey ha approvato il piano di riorganizzazione di FTX, permettendo ai creditori di avanzare nella procedura di recupero.
Per molti clienti ed ex dipendenti, il patteggiamento rappresenta una speranza concreta di ricevere almeno una parte dei fondi persi.
Tuttavia, la situazione finanziaria complessiva di FTX è ancora complessa. Nonostante gli sforzi per liquidare asset e raggiungere accordi con le controparti, il valore degli asset recuperati potrebbe non essere sufficiente a coprire interamente i debiti accumulati.
Inoltre, le attuali condizioni di mercato e la volatilità dei prezzi degli asset digitali aggiungono ulteriore incertezza, rendendo difficile prevedere il reale valore degli asset recuperati.

