È un esperimento mai provato prima: un progetto open-source che si basa su una criptovaluta legata al vino.

Sono numerosi i casi di catene di approvvigionamento di beni tracciate tramite blockchain, vino compreso, ma in questo caso si parla di un prodotto tangibile che viene “tokenizzato”.

Mike Barrow, team leader di OpenVino, ha presentato il progetto open-source qualche settimana fa a Buenos Aires, spiegando che non c’è alcuna piattaforma informatica o azienda creata, bensì semplicemente una sorta di processo di certificazione di qualcosa che esiste già.

Dal momento che il progetto corre sulla blockchain, il sistema così com’è stato concepito avrà anche un token.

OpenVino, in effetti, sfrutta la tecnologia alla base delle criptovalute per “tokenizzare” un bene fisico che si può tenere in mano e bere.

È qui la novità dell’idea venuta a Barrow: usare la trasformazione digitale di Costaflores, la sua azienda vinicola in Argentina, per abbassare i costi, migliorare la qualità e garantire l’autenticità del prodotto.

Il fatto che sia un progetto open-source consente inoltre di condividere le informazioni e la proprietà intellettuale, permettendo a tutti di partecipare e migliorare il prodotto finale.

Come si digitalizza e si rende open-source un vigneto

Il vino, 100% biologico, è formato da tre tipi di varietà, Malbec, Petit Verdot e Cabernet Sauvignon, spiega Barrow in un video consultabile sul sito di OpenVino. La prima token sale è legata alle uve raccolte dal 2 al 4 aprile.

Lungo tutto il vigneto sono stati installati sensori internet-of-things (IoT), tra cui una stazione meteo e 16 radar per individuare il livello di umidità, e una telecamera a 360 gradi.

Questo sistema hi-tech consente di raccogliere informazioni sull’ambiente e sullo sviluppo delle vigne.

È possibile rilevare anche la temperatura delle bottiglie e il luogo esatto del vino nella cantina.

Il tutto, chiaramente, verrà inserito e salvato nella rete distribuita e immutabile della blockchain.

A essere prelevati sono anche dati sul comportamento “umano”.

Quello che viene fatto quotidianamente dai lavoratori nei campi o nelle cantine viene salvato: in questo modo è possibile documentare tutto ciò che succede dal primo all’ultimo giorno della catena di produzione.

Presto OpenVino pubblicherà e condividerà le informazioni raccolte, a cui verranno aggiunti anche dati contabili – come per esempio quanto viene speso per ogni singola bottiglia, etichetta, tappo, stipendio e in tasse. Infine, tutti potranno sapere quanti soldi sono stati guadagnati nei diversi posti in cui il vino viene venduto.

L’idea è fare tutto con la massima trasparenza, mostrando i risultati e i libri contabili al mondo intero, non solo al cliente.

In questo modo tutti potranno, per esempio, verificare che si tratti di un vino 100% biologico.

Barrow sostiene che il suo è il primo esempio di azienda vinicola open-source. Condividere tutte le informazioni sensibili relative al processo di creazione del vino, consentirà anche ad altri player del mercato di ottimizzare il proprio modo di operare.

Una trasparenza portata all’estremo potrebbe essere benefica per una società piccola come Costaflores.

Rimane da vedere se anche altre grandi aziende e multinazionali del settore oseranno lanciarsi in questa sfida.

Quali sono i vantaggi del token

OpenVino sostiene che l’emissione di un token aiuterà a stabilire qual è il prezzo corretto per ogni bottiglia.

Il vino è una materia prima particolare, il cui valore varia in base alla qualità del prodotto e alla domanda.

Quando si vende vino, si vende anche la storia che c’è dietro e non sempre è possibile degustare prima di comprare. Inoltre la qualità del prodotto, sia reale che percepita, cambia nel corso del tempo.

Più ancora rispetto ad altri prodotti, è dunque fondamentale individuare il prezzo giusto e questo solitamente è il mercato a deciderlo.

È qui che entra in gioco il gettone digitale.

La presenza del vino “tokenizzato” aiuta infatti a far fronte a due elementi che hanno un impatto sul costo di ogni bottiglia: la qualità e la variabilità con il passare del tempo. È un altro motivo che giustifica il ricorso alla blockchain.

Il token di OpenVino è stato emesso il 6 maggio in una ICO da 16.348 unità, una per ogni bottiglia del vino prodotto. Quando la token sale sarà conclusa, i gettoni inizieranno a essere scambiati sui mercati di trading crypto.

A quel punto chi ha comprato i gettoni potrà venderli a chi è interessato ad averli, ma si è perso l’ICO.

Dal momento che ogni token rappresenta una bottiglia, sarà il mercato a determinare il prezzo giusto per il vino.

Un altro aspetto interessante di questo esperimento, unico nel suo genere, è che aiuterà a scoprire quale effetto hanno sui prezzi fattori come la scarsità dell’offerta o l’invecchiamento della bottiglia.

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Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria

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