Google banna le crypto, e arrivano le critiche
Google banna le crypto, e arrivano le critiche
Criptovalute

Google banna le crypto, e arrivano le critiche

By Aneta Karbowiak - 4 Giu 2018

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Il primo mistero è capire davvero cosa intenda fare Google.

Da inizio giugno, infatti, il motore di ricerca avrebbe dovuto bannare ogni ADV relativa al bitcoin e alle criptovalute.

Ad ora, però, 4 giugno, non risulta ancora del tutto attivo il divieto annunciato già a marzo con adv ancora attive che appaiono in primo piano.

Vedremo cosa succederà, ma intanto diversi esperti del settore dicono che il ban potrebbe essere non eticamente corretto e soprattuttomal concepito”.

A suo tempo, Scott Spenser, direttore delle pubblicità sostenibili di Google ha detto alla CNBC :

“Non abbiamo una sfera di cristallo per sapere quale sarà il futuro delle criptovalute, ma abbiamo percepito un danno al consumatore, o meglio un potenziale danno. E’ un settore che vogliamo affrontare con estrema cautela”.

Anche Medium, Facebook, Twitter e Bing hanno seguito l’esempio di Google vietando gli annunci relativi alle criptovalute.

Google ha annunciato il divieto in un blogpost a marzo, affermando:

“Le ADV non saranno più autorizzate per… criptovalute e contenuti correlati. Inclusi, ma non limitati, alle initial coin offering, agli scambi di criptovalute, ai portafogli di criptovalute e ai consigli di trading di criptovaluta”.

D’altro canto anche Facebook ha fatto lo stesso in una dichiarazione: “Abbiamo introdotto una regola che vieta annunci su prodotti e servizi finanziari che sono frequentemente associati a pratiche promozionali ingannevoli, come le opzioni binarie, le initial coin offering e le criptovalute”.

Mancanza di coerenza?

Non mancano però le critiche, anche considerando che Google e Facebook hanno manifestato interesse verso la tecnologia blockchain.

Un dato che fa temere altri obiettivi, non dichiarati, dei colossi del web, magari per favorire se stessi.

C’è chi fa notare che Google e Facebook sono sotto pressione nel regolamentare ciò che gli utenti vedono e leggono.

Ad esempio, secondo Phillip Nunn, il CEO di Blackmore Group, i due giganti “stanno ancora pubblicizzando siti di gioco d’azzardo o altre pratiche non certo etiche”. Sempre secondo Nunn, il divieto sarebbe legato all’intenzione delle compagnie di introdurre delle proprie criptovalute sul mercato: “Sospetto che il divieto sia stato implementato…per introdurre una propria criptovaluta nel prossimo futuro. E quindi rimuovere altri annunci”.

I sospetti sono nati quando dai vertici di Google sono state rilasciate alcune dichiarazioni a Business Insider: “Come facciamo per le nuove tecnologie, abbiamo dei gruppi interni che esplorano il potenziale uso della blockchain”. Tuttavia è stato anche aggiunto: “E’ troppo presto per speculare su eventuali usi o piani possibili”.

Si aggiunga che a maggio Vitalik Buterin ha rivelato su Twitter di essere stato contattato da Google che intendeva reclutarlo in azienda.

E anche Facebook ha annunciato, nello stesso periodo, la creazione di un team dedicato interamente alla tecnologia blockchain.

Come aggirare il ban

Inoltre, nonostante il ban, parecchi esperti di marketing hanno escogitato dei metodi per aggirarlo, ad esempio utilizzando uno zero nella parola “bitcoin”.

C’è anche un delicato aspetto politico.

Molti governi si sono espressi più volte, avvisando circa il rischio di ICO scam, mentre il WSJ ha condotto una ricerca dove risulta che circa l’80% delle ICO alza la bandiera rossa.

“Sfortunatamente, questo ban generalizzato coinvolgerà ogni criptovaluta e ogni progetto che già fornisce servizi preziosi agli utenti”, ha detto Ed Cooper, il responsabile del settore mobile presso la startup di digital banking Revolut.

“Un approccio più mirato sarebbe preferibile. E’ come mettere un divieto generale su tutti gli annunci di lavoro su software antivirus o enti di beneficenza, solo perché talvolta sono utilizzati per truffatori i consumatori. “

Il divieto di Google è ritenuto da Gareth Malna, un avvocato fintech dello studio legale britannico Burges Salmon “preoccupante data la sua vasta potenza commerciale” .

Aneta Karbowiak
Aneta Karbowiak

Laureata in Biologia all'Università degli Studi di Genova, si è presto interessata allo sviluppo delle applicazioni mobili e dei chat bot. È entrata nel mondo dell'editoria come manager di un sito di sport inglese dove ha gestito un team di dieci persone. Appassionata della tecnologia blockchain e delle criptovalute, ha cominciato a scrivere per Qubithacker.

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