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I problemi di IOTA e Tangle: cosa è successo?
I problemi di IOTA e Tangle: cosa è successo?
Blockchain

I problemi di IOTA e Tangle: cosa è successo?

By Marco Cavicchioli - 1 Mar 2020

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Dopo i problemi avuti da IOTA con l’attacco al Trinity Wallet, la mainnet è ancora offline, sebbene il suo registro distribuito, Tangle, sia attivo. 

Il 17 febbraio hanno annunciato di aver risolto il problema del wallet Trinity, mentre il 26 febbraio hanno annunciato di aver avviato la fase di test degli strumenti di migrazione, mentre il giorno dopo hanno rivelato che lo strumento era stato sottoposto ad un primo audit tecnico. 

Dopo aver ricevuto il feedback dell’audit, gli sviluppatori stanno implementando le modifiche richieste, dopodichè passeranno ai test finali. 

Se tutto andrà per il verso giusto la mainnet verrà riaperta, ma a più di due settimane dallo stop forzato. 

Qualcuno, scherzosamente, ha fatto notare che il periodo di sospensione della mainnet di IOTA sia ormai superiore persino a quello di alcuni celebri matrimoni, come quello di Carmen Electra e Dennis Rodman, o quello di Cher con Gregg Allman, oppure come quello di Pamela Anderson con Jon Peters. 

Il fatto è che le criptovalute decentralizzate, come ad esempio Bitcoin ed Ethereum, non vengono mai messe offline, semplicemente perché non c’è nessuno che abbia il potere di farlo. 

Infatti, con il termine decentralizzato si intende un sistema privo di un single-point-of-failure, ovvero senza un singolo soggetto che, volontariamente o involontariamente, abbia il potere reale di intervenire e fermare tutto. 

Invece, la mainnet IOTA, dopo l’attacco al Trinity Wallet, è stata messa offline da un singolo soggetto che ha preso questa decisione, ovvero la IOTA Foundation, che di fatto ha dimostrato di essere a tutti gli effetti un single-point-of-failure. 

Pertanto ad oggi non è possibile affermare che IOTA sia una rete realmente decentralizzata, visto che è stato palesemente dimostrato che la IOTA Foundation ha il pieno potere di fermare la mainnet quando e come vuole. 

Tutto ciò semplicemente non è possibile con reti realmente decentralizzate. Non solo non esiste nessuno che abbia il potere di spegnere la rete Bitcoin, ma non è nemmeno tecnicamente possibile. Bastano infatti pochi nodi e pochi miner per continuare ad erogare i servizi. 

Nonostante ciò, il valore sul mercato del token MIOTA, che viene ancora scambiato liberamente sugli exchange, non ha subito perdite particolarmente gravi, visto che la sua parabola discendente in questi giorni ha seguito abbastanza da vicino quella di altre criptovalute. 

Rimane pur sempre tra le 25 principali criptovalute nel mondo, sebbene abbia perso diverse posizioni a partire dalla metà del 2018, superata ormai anche da Cosmos, HedgeTrade e Crypto.com per capitalizzaione di mercato. 

Il fatto è che da diversi mesi IOTA ha problemi, non solamente di tipo tecnico. Dopo aver diffuso tempo fa molte notizie riguardo varie partnership con importanti brand, già nel 2018 la Fondazione è stata oggetto di vari scandali. 

Inoltre, ad inizio febbraio 2020 la situazione all’interno della Fondazione IOTA è sembrata sfuggire di mano, sebbene poi le divergenze sembrerebbero essere state appianate. 

L’hacking del wallet è solo l’ultimo dei problemi che si sono presentati, nonché il più grave, ma ha portato alla luce una situazione tutt’altro che confortante, con la Fondazione che ha il potere assoluto di spegnere la mainnet e sulla cui governance iniziano ad esserci dei dubbi. 

A ciò va aggiunto che ad oggi IOTA risulterebbe essere l’unica criptovaluta ad utilizzare Tangle, e che forse questa tecnologia, decisamente più complessa rispetto ad altre blockchain, non è ancora così sicura come sarebbe necessario. 

Tangle forse richiede giocoforza di essere governata da un singolo soggetto, così come dimostrerebbe il fatto che la Fondazione IOTA tempo fa ha deliberatamente introdotto la possibilità di intervenire per impedire al sistema di andare in errore, ma non è detto che la mancanza di decentralizzazione finirà giocoforza per affossare il progetto. 

Visto che il prezzo del token non è crollato – ad oggi ad esempio vale ancora di più di quanto non valesse a fine 2019 – è plausibile che la mancanza di decentralizzazione non sia motivo sufficiente per far crollare il progetto. 

D’altronde con una capitalizzazione di mercato complessiva inferiore a quattro millesimi di quella di Bitcoin, e ben inferiore al miliardo di dollari, ormai non si può certo più definire IOTA una criptovaluta di primissimo piano.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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