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Telegram: ascesa e crollo del progetto TON e della criptovaluta Gram
Telegram: ascesa e crollo del progetto TON e della criptovaluta Gram
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Telegram: ascesa e crollo del progetto TON e della criptovaluta Gram

By Marco Cavicchioli - 13 Mag 2020

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Quando Telegram annunciò il progetto Telegram Open Network (TON), con la sua criptovaluta Gram, il settore crypto ebbe un vero e proprio sussulto. 

Sebbene si fosse in pieno scoppio della bolla speculativa, nei primi mesi del 2018, l’interesse nei confronti di questo progetto esplose. 

Infatti, da un lato era appoggiato da un colosso come Telegram, molto noto nel settore crypto, mentre dall’altro prometteva prestazioni tecniche impressionanti. 

Telegram è una delle principali app di messaggistica al mondo, con circa 400 milioni di utenti attivi ogni mese e circa 1,5 milioni di nuovi iscritti ogni giorno. Il settore delle app di messaggistica negli ultimi anni è in grande spolvero, soprattutto da quando Facebook ha acquistato WhatsApp per ben 19 miliardi di dollari nel febbraio del 2014. 

La token sale di Telegram

Non ebbe nemmeno bisogno di aprire la propria ICO al pubblico per raccogliere i fondi necessari allo sviluppo ed al lancio del progetto, perché furono sufficienti due round di raccolta privata per raccogliere la stratosferica cifra di 1,7 miliardi di dollari. 

Non si trattò quindi di una vera e propria ICO, perché questa non fu mai realmente avviata: Telegram si limitò ad una raccolta privata da grandi investitori. 

Come funzionano Gram e TON

Dal punto di vista tecnico inoltre questo progetto sembrava non avere nessun particolare problema, tanto che dopo circa un anno, a febbraio 2019, venne annunciato che lo sviluppo della piattaforma era pronto al 90%. 

Ma allora cosa è andato storto? 

Il problema è stato di carattere esclusivamente legale: la SEC americana ha deciso di non autorizzare la vendita dei token Gram agli investitori americani. 

In un primo momento questo ha portato solamente al rinvio del lancio della piattaforma, ma la questione nel corso dei mesi si è complicata, finendo per diventare una vera e propria guerra tra la SEC e Telegram. 

Alla fine la guerra è stata vinta dalla SEC per abbandono, visto che Telegram ha di fatto alzato bandiera bianca. Infatti, la SEC non solo ha intimato a Telegram di non vendere token Gram agli investitori statunitensi, ma ne ha di fatto proibito la vendita in tutto il mondo asserendo che, una volta messi sul mercato, avrebbero comunque potuto essere acquistati da investitori statunitensi. 

Come ha dichiarato il fondatore di telegram, Pavel Durov: 

“Un giudice ha deciso che alle persone non dovrebbe essere permesso di comprare o vendere i token Gram come se potessero comprare o vendere Bitcoin”. 

Questo ha di fatto tagliato la testa al toro, rendendo impossibile il lancio sul mercato della criptovaluta Gram senza violare le leggi USA. 

A questo punto, come andrà a finire? Gli investitori riceveranno indietro ciò che hanno investito? 

In parte sì, ma pare che non riceveranno l’intero ammontare investito e per questo hanno deciso di organizzare una class action, visto che Telegram si è detta disposta a rifondere solo il 72% della cifra investita. 

La vicenda in realtà quindi è ancora in corso, a causa degli strascichi legali dovuti ad un nuovo scontro, questa volta tra Telegram e gli investitori, sull’ammontare dei rimborsi. 

Telegram Open Network è un progetto definitivamente chiuso, nonostante alcuni cloni non autorizzati che stanno provando a sfruttarne il nome per cercare di irretire altri potenziali investitori, mentre lo scontro tra Telegram e gli investitori è destinato probabilmente a durare ancora a lungo.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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