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Celebrità e ICO scam: il caso della criptovaluta di T.I.
Celebrità e ICO scam: il caso della criptovaluta di T.I.
Sicurezza

Celebrità e ICO scam: il caso della criptovaluta di T.I.

By Eleonora Spagnolo - 19 Set 2020

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Il rapper T.I. è stato multato dalla SEC per aver promosso una criptovaluta rivelatasi uno scam. Si trattava di FLiK, un token legato a una ICO datata 2017.

Era l’epoca della bolla speculativa in cui il settore crypto si stava riempiendo di Initial Coin Offering, con progetti spesso fantastici ma rimasti solo sulla carta.

T.I. sarebbe incappato proprio in uno di questi. Secondo la ricostruzione della SEC, dal settembre 2017 il rapper (il cui vero nome è Clifford Harris Jr) avrebbe iniziato a promuovere FLiK, creata dal produttore cinematografico Ryan Felton.

FLiK, secondo il materiale informativo dell’epoca, avrebbe dovuto essere il token di base per usufruire di una piattaforma di film in streaming basata su blockchain. Una sorta di Netflix

Agli investitori che acquistavano il token veniva promesso che FLiK sarebbe cresciuto di valore, e avrebbe potuto essere utilizzato per usufruire dei contenuti della piattaforma. Oppure poteva essere venduto. 

Tuttavia questa fantomatica piattaforma non è mai nata.

T.I. e la criptovaluta fantasma

Per questo la SEC è intervenuta a carico di Ryan Felton e del rapper T.I.

T.I. avrebbe promosso la criptovaluta FLiK sui suoi canali social, con post che rimandavano al sito web dove poter effettuare l’investimento. Secondo la SEC quei post hanno avuto un successo persino maggiore delle campagne sponsorizzate dalla stessa FLiK, che pure hanno raggiunto migliaia di utenti negli Stati Uniti. Questo perché all’epoca T.I. aveva milioni di follower sui suoi canali social.

I proventi raccolti furono considerevoli. Ma sempre secondo la SEC, Ryan Felton non li investì per creare la piattaforma promessa. Piuttosto, insieme ai fondi sottratti da un’altra ICO a lui riconducibile, CoinSpark, si comprò una Ferrari, una villa da un milione di dollari e vari beni di lusso tra cui gioielli con diamanti. 

Tanto è bastato per far condannare T.I. al pagamento di 75.000 dollari di multa. 

I vip testimonial di crypto scam

La storia di T.I. non è isolata. Sono diverse le celebrities che avrebbero promosso criptovalute, token e ICO, poi rivelatesi truffe o progetti di poco valore.

È il caso di Steven Seagal. L’attore è stato condannato ad una multa da 314.000 dollari per aver promosso la crypto Bitcoiin. Il nome non deve trarre in inganno: nonostante la somiglianza con la regina delle criptovalute, Bitcoiin (B2G) dopo una rapida ascesa, adesso è senza valore.

L’accusa a Steven Seagal è quella di aver promosso Bitcoiin omettendo di dire che sarebbe stato pagato per farlo.

Altri due casi meno recenti hanno visto la SEC multare un pugile e un produttore musicale per aver promosso Centra Tech e il suo Centra Token. I vip in questione sono il pugile Floyd Mayweather Jr e DJ Khaled

Centra Tech avrebbe dovuto emettere una carta di debito per criptovalute. I fondatori furono arrestati per truffa e sono attualmente sotto processo.

Infine, vanno menzionati i vip che si trovano loro malgrado testimonial di piattaforme di trading automatico di Bitcoin, da cui è meglio stare alla larga. 

Lo schema è sempre lo stesso: appaiono annunci sui social network o nei banner pubblicitari di siti autorevoli in cui questi personaggi importanti sono pronti a svelare il metodo che li avrebbe resi ricchi. Cliccando, si approda su quella che potrebbe sembrare una vera e propria intervista su giornali all’apparenza autorevoli. Invece le interviste sono fake e i giornali sono imitazioni altrettanto fake degli originali. 

Questi “articoli” rimandano alle piattaforme di trading automatico di Bitcoin. Vittime di queste pubblicità e dei relativi raggiri sono stati Harry e Meghan, Bill Gates e perfino il fondatore della Nutella, solo per citarne alcuni.

Infine, in questa carrellata di vip protagonisti di truffe, è da ricordare il Twitter hack. Quella notte gli account Twitter di Bill Gates, Barack Obama, Elon Musk, Joe Biden e altri ancora furono hackerati e tutti annunciavano che regalavano Bitcoin a chi inviava loro una cifra: l’avrebbero restituita raddoppiata. 

La truffa fruttò circa 110 mila dollari, poi i promotori, giovanissimi furono arrestati

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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