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Bitcoin: impatto ambientale di nuovo ai massimi
Bitcoin: impatto ambientale di nuovo ai massimi
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Bitcoin: impatto ambientale di nuovo ai massimi

By Marco Cavicchioli - 29 Nov 2020

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Nonostante l’halving di maggio, l’impatto ambientale del mining di Bitcoin è tornato sui livelli massimi. 

Infatti il consumo di energia elettrica del mining di Bitcoin è tornato ad essere stimato attorno ai 77 TWh annui

La cifra è perfettamente in linea con quella dei giorni precedenti all’halving, nonostante dopo il dimezzamento del premio per i miner fosse scesa a circa 57 TWh annui.

Infatti questo consumo è legato indirettamente anche al prezzo, ovvero al valore di BTC, ed aumenta con l’aumentare del prezzo.

Non esiste una quota fissa di energia elettrica necessaria per effettuare il mining, perchè il protocollo è stato progettato per poter continuare a funzionare a prescindere da quante risorse vengano dedicate al mining. 

Di fatto il mining è una competizione, in cui incassa più BTC chi produce più lavoro. E per produrre più lavoro bisogna anche consumare più energia elettrica, sebbene le macchine utilizzate per i calcoli diventino sempre più efficienti e meno energivore.

Tuttavia all’aumentare del valore di BTC, il valore degli incassi dei miner aumentano, spingendoli ad utilizzare più macchine o macchine più efficienti per tentare di avvantaggiarsi rispetto alla concorrenza, e questo tende a far salire il consumo.

L’halving ha ridotto l’impatto ambientale di Bitcoin

Dopo l’halving dell’11 maggio gli introiti dei miner si sono momentaneamente dimezzati, obbligandoli a ridurre i consumi: per questo nei giorni appena successivi il consumo energetico si è ridotto del 26%.

Ma con la successiva crescita del prezzo da circa 10.000$ a circa 19.000$ è di fatto raddoppiato anche il valore degli incassi dei miner, riportando i consumi al livello pre-halving. 

In futuro, quando al dimezzamento del premio in BTC per i miner non farà più seguito un raddoppio del valore di quest’ultimo, si potrà verificare una riduzione permanente dei consumi energetici, ma questo scenario potrebbe avvenire solamente tra diversi anni, mentre nel frattempo il consumo energetico di Bitcoin potrebbe essere ulteriormente aumentato.

Ad oggi l’impronta ecologica del mining di Bitcoin è di circa 37 Mt di CO2, comparabile ad esempio a quella della Nuova Zelanda, ma questo dato non tiene conto delle eventuali energie rinnovabili utilizzate per produrre l’energia elettrica consumata dai miner. Infatti, soprattutto in Cina, molti miner utilizzano ad esempio energia idroelettrica, al posto degli idrocarburi fossili. 

Inoltre il suo consumo complessivo è ancora inferiore ad esempio a quello prodotto in tutto il mondo dalla visione di video vietati ai minori via Internet. 

Da notare che il problema era noto fin dalle origini, tanto che lo stesso Hal Finney, ovvero il primo in assoluto a ricevere una transazione in bitcoin (direttamente da Satoshi Nakamoto) già a fine gennaio 2009, ovvero poche settimane dopo il genesis block, scrisse

“Pensiamo a come ridurre le emissioni di CO2 in caso di implementazione diffusa di Bitcoin”. 

Sebbene la causa di questi consumi così elevati sia la Proof-of-Work, e nonostante esistano alternative meno energivore come la Proof-of-Stake, ad oggi sembra impensabile che il protocollo Bitcoin possa abbandonare la solida e sicura Proof-of-Work per qualsiasi altro algoritmo di consenso. 

Inoltre va anche detto che le nuove tecnologie, come Lightning Network, hanno invece un consumo enormemente più contenuto. Semplicemente occorrerà attendere da un lato diversi dimezzamenti dei premi per i miner, e dall’altro un’adozione sempre maggiore di LN.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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