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Stati Uniti, l’inflazione che spaventa
Stati Uniti, l’inflazione che spaventa
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Stati Uniti, l’inflazione che spaventa

By Eleonora Spagnolo - 6 Set 2021

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Negli Stati Uniti l’inflazione inizia a vedersi. Lo nota Anthony Pompliano su Twitter, ma lo notano i cittadini tutti i giorni. 

L’inflazione negli Stati Uniti

Come si evince dalla discussione su Reddit postata dall’influencer crypto Anthony Pompliano, i prezzi al consumo sono aumentati, ma i venditori danno la colpa ai distributori.

Quello che però l’americano medio vuole sapere, è quando si tornerà alla normalità, o se questa condizione sarà la “nuova” normalità.

Bisogna dire che quanto sta avvenendo è una conseguenza attesa dopo che la FED aveva distribuito trilioni di dollari come spinta all’economia degli Stati Uniti. La crisi innescata dal Covid-19 infatti ha impattato duramente negli USA come nel resto del mondo. L’amministrazione Trump l’ha affrontata stampando denaro, e questo ha causato la tanto temuta inflazione che i cittadini stanno riscontrando ora nei supermercati e non solo. 

Che i prezzi al consumo siano saliti lo dicono anche i dati ufficiali: a luglio l’inflazione ha fatto segnare +0,5%. Questo valore può sembrare irrisorio, ma fa paura se confrontato con l’anno passato: +5,4% rispetto a luglio 2020. 

Jerome Powell, presidente della SEC

Conseguenze e soluzioni

Questo scenario rischia di portare ad una graduale recessione dell’economia. Il cittadino infatti inizia a non spendere, l’imprenditore smette di investire, si perdono posti di lavoro. Insomma, è un meccanismo a catena potenzialmente devastante. 

La FED ha il duro compito di provare a guidare gli Stati Uniti fuori da questi rischi. Il presidente Jerome Powell ha già spiegato come intende fare: il meccanismo prende il nome di tapering, cioè la progressiva riduzione degli aiuti economici. Avverrà tra fine 2021 e inizio 2022. Letteralmente, tapering vuol dire riduzione degli acquisti di Titoli di Stato. 

Tutto questo sarà possibile ad una sola condizione: il Covid e le sue varianti non dovranno più far paura.

Ad ogni modo, nel corso di un’audizione tenutasi a luglio nel Congresso USA, il presidente della FED è stato rassicurante. Ha dichiarato che l’inflazione e i prezzi alti sono una fase temporanea, e che l’occupazione è destinata a crescere ancora. 

Intanto però gli ultimi dati dicono che l’occupazione cresce, ma meno del previsto. E comunque il livello di occupati resta di gran lunga inferiore alla fase di pre-pandemia. 

Il ruolo di Bitcoin

Chi teme l’inflazione ha un paio di possibili opzioni per non vedere evaporare la propria ricchezza: 

  • accumulare tantissimo contante;
  • investire nei beni rifugio. 

Rispetto al contante, ci sono alcune banche come JP Morgan che si stanno muovendo in questo senso. Il CEO Jamie Dimon ha recentemente dichiarato che la sua banca ha riserve per 500 miliardi in contanti. Questo dimostra che i grandi istituti di credito non sono affatto sicuri che l’inflazione sia temporanea. 

Poi ci sono i beni rifugio, come l’oro e il Bitcoin. È proprio l’inflazione una delle ragioni che secondo gli esperti ha trainato il prezzo di Bitcoin nel bel mezzo della pandemia. 

Bitcoin è diventato l’oro digitale, un cosiddetto safe haven. Grandi esperti di finanza come Paul Tudor Jones consigliano di tenere Bitcoin nei loro portafogli e diversificare, proprio per ridurre i rischi. 

Bitcoin infatti a differenza del denaro contante ha una politica deflazionistica. La sua supply è limitata a 21.000.000 di pezzi. Ma a differenza dell’oro, può essere acquistato, custodito e spostato molto più velocemente, essendo per sua natura digitale. 

Queste caratteristiche gli hanno fatto guadagnare credibilità anche presso i grandi investitori, da Microstrategy a Tesla. E questa sembra una strada al momento irreversibile. 

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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