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La DeFi nel mirino della SEC: i segnali prima del caso Uniswap
La DeFi nel mirino della SEC: i segnali prima del caso Uniswap
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La DeFi nel mirino della SEC: i segnali prima del caso Uniswap

By Eleonora Spagnolo - 7 Set 2021

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La Finanza Decentralizzata (DeFi) è entrata ufficialmente nel mirino della SEC statunitense. 

L’indagine su Uniswap rischia di essere solo la prima in questo senso. 

I segnali dell’attenzione della SEC sulla DeFi

La tempesta che rischia di abbattersi sul settore DeFi non arriva a sorpresa. C’erano segnali che facevano pensare che prima o poi il legislatore USA avrebbe messo gli occhi addosso alla finanza decentralizzata.

Il presidente della SEC, Gary Gensler, in una recente intervista al Wall Street Journal aveva sottolineato che il mondo della DeFi, dietro la definizione di decentralizzato, era in realtà centralizzato. Il punto, a suo dire, è che molte piattaforme sono delle vere e proprie imprese e per questo sono centralizzate, nonostante poi alcuni meccanismi decisionali prevedano dei sistemi di voto che coinvolgono la community. 

Prima che la questione di Uniswap scoppiasse, Forbes aveva rivelato che la SEC aveva siglato un accordo con l’azienda di analisi blockchain AnChain.AI proprio per monitorare il settore della finanza decentralizzata. Compito di AnChain sarebbe quello di aiutare la SEC  a comprendere il funzionamento degli smart contract.

L’indizio numero tre che poteva rivelare la crescita di attenzione delle autorità verso la DeFi, è da ricercarsi nella crescita esponenziale del settore. DeFiPulse riporta che in un anno il Total Value Locked (TVL) è passato da 17 a 99 miliardi di dollari. Attualmente è a 94 miliardi. Impossibile per la SEC astenersi dall’intervenire, con volumi di affari di questa portata.  

Attualmente nella DeFi domina Aave, piattaforma di lending, che ha una dominance del 16%. Uniswap che invece è un DEX a tutti gli effetti, occupa la sesta posizione. Al suo interno raccoglie attualmente oltre 7 miliardi di dollari in Ethereum. 

Uniswap ha seguito l’ascesa del settore: il suo TVL in un anno è passato da 500 milioni di dollari al picco di 8 miliardi toccato maggio scorso.

La DeFi vive problemi di sicurezza

I problemi di sicurezza del settore

Che la DeFi necessiti di maggiore attenzione da parte delle autorità devono averlo pensato tutti coloro che in questi mesi sono incappati in hack o scam che hanno visto protagoniste piattaforme di finanza decentralizzata. 

Un bug nella sicurezza è stato all’origine dell’hack a Poly Network. Il più grande attacco informatico ad una piattaforma crypto è costato la perdita di 600 milioni di dollari. Tuttavia si è trattato di un attacco “etico”. Gli hacker infatti hanno restituito la somma rubata, facendo sapere che volevano solo mostrare le vulnerabilità del sistema. 

Esistono poi veri e propri progetti truffa come Wine Swap, nato sulla Binance Smart Chain. Il team di Binance ha avuto un bel da fare per recuperare i fondi sottratti alla piattaforma nella exit scam.

Insomma, anche la DeFi è un settore dove gli investitori meno esperti rischiano di avere brutte sorprese. 

Ma bisogna sottolineare, di contro, che i DEX sono più sicuri dei CEX per un motivo molto semplice: l’utente resta il solo detentore dei suoi token, non avendo i DEX un wallet interno. 

I DEX sono realmente decentralizzati? 

Ma il cuore del problema che ha spinto la SEC ad accendere i fari sulla DeFi è se di vera decentralizzazione si tratta. Perché, se così non fosse, è il ragionamento del presidente Gary Gensler, ci troveremmo davanti ad imprese che di fatto stanno offrendo servizi finanziari senza le dovute licenze. 

Per capirlo esiste un pratico tool, Defiscore.io. Facendo un giro si possono ottenere informazioni sul grado di affidabilità e centralizzazione delle maggiori piattaforme. A realizzarla sono stati Consensys e Codefi.  

Ai più esperti non resta che affidarsi a Github e controllare lì la documentazione della piattaforma. 

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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