Google chiude l’ultima trimestrale in rosso
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Google chiude l’ultima trimestrale in rosso

By George Michael Belardinelli - 27 Lug 2022

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Ieri notte sono uscite alcune delle trimestrali relative al Q2 più importanti di questa ondata di dati, ovvero Google, Microsoft e Visa.

Il Q2 di Google non è stato tanto roseo quanto quello di Tesla

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La trimestrale di Google non riesce a stare al passo con quella di Tesla

Dopo i dati sul Q2 di Tesla che aveva superato le aspettative, il 26 notte sono uscite le trimestrali di tre società molto importanti per l’S&P 500 e il Nasdaq, ovvero Google, Microsoft e Visa che insieme cubano l’11% dello Standard & Poor’s.

I dati di Google (GOOGL) sono risultati sotto le aspettative ed hanno catturato l’attenzione degli analisti nonostante i dati di per sé siano comunque positivi.

Molto difficile ed impietoso è il paragone sulla crescita della società nello stesso trimestre dello scorso anno, quando vantò un +62%, figlio, però, della recente uscita dalla pandemia e per forza di cose pompato al rialzo.

Al netto delle notizie ancora in attesa relative al PIL che decreterà se gli Stati Uniti d’America saranno o meno in recessione tecnica e quelli relativi all’aggiornamento sull’inflazione che ovviamente impatteranno pesantemente sul mercato, Google sembra reggere relativamente bene le aspettative non centrate nel Q2.

Alphabet, società madre di Google, evidenzia una crescita del 13% che, tuttavia, non è sufficiente seppur per poco a raggiungere le aspettative. Nel frattempo cloud e pubblicità continuano a trainare i dati dell’azienda cresciuti di circa il 40%.

La società registra un fatturato di 69,69 miliardi di dollari in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021 in cui si attestava a 61,90 miliardi di dollari.

Il consensus era posto poco sotto e questo ha fatto sì che il mercato abbia avuto una timida reazione negativa, poiché ad ogni modo lo scostamento risulta minimo.

I motivi della trimestrale chiusa in negativo

Come spiegato dal CFO, Ruth Porat, il dollaro forte in generale e in particolare sull’euro comporta un aggravio della situazione in particolare per le aziende di tali dimensioni soprattutto nel settore tech che da solo ha contribuito ad un calo del 3,7% dei ricavi. A questo si è unito il contemporaneo calo delle vendite di PC e device vari che ha limato ulteriormente i margini.

Le entrate pubblicitarie, che per gran parte derivano da YouTube e dal posizionamento sul motore di ricerca, sono cresciute solo del 12% e si attestano a 7,34 miliardi di dollari contro i 7,52 miliardi di dollari previsti, ad esempio, da StreetAccount. Stessa sorte per il cloud che raggiunge i 6,28 miliardi di dollari contro i 6,41 miliardi di dollari auspicati dalle previsioni degli analisti.

Il problema dei ricavi da pubblicità per Google è figlio anche della concorrenza che vede nel social TikTok specialmente per le fasce di età più basse un rivale importante, che erode fette di mercato.

Nonostante i dati leggermente sotto le aspettative che gettano un’ombra negativa sul titolo, gli investitori restano buy.

Crisi del mercato a parte, la società mantiene ed anzi fortifica i propri livelli occupazionali che balzano di un 21% (174.400 assunti a tempo pieno contro i 144.056 del Q2 2021) rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente, anche se il CEO, Sundar Pichai, ha tenuto a specificare che la società non è immune ai venti del mercato e alla situazione macroeconomica dando l’impressione di mettere un po’ le mani avanti per il futuro dell’azienda.

Il CEO conclude poi dicendo:

“In futuro, l’ottimo andamento dei ricavi dell’anno scorso continua a creare composizioni difficili che peseranno sui tassi di crescita anno dopo anni dei ricavi pubblicitari per il resto dell’anno”.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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