Cosa è accaduto all’exchange crypto FTX
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Cosa è accaduto all’exchange crypto FTX

By Marco Cavicchioli - 18 Nov 2022

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A qualche giorno di distanza dal fallimento dell’exchange crypto FTX è possibile iniziare a raccontare in modo esaustivo ed approfondito cosa è accaduto. 

FTX era in assoluto uno dei principali exchange crypto al mondo. Era cresciuto molto rapidamente, visto che è stato fondato solamente nel 2019, ed aveva due differenti piattaforme. 

La versione internazionale era su FTX.com, mentre su FTX.US c’era la piattaforma per il mercato statunitense. 

Infatti, si trattava di un exchange statunitense, fondato da cittadini USA a Berkeley, in California.

La sua figura chiave era quella del co-fondatore e CEO Sam Bankman-Fried (SBF), già a sua volta co-fondatore nel 2017 di Alameda Research, sempre a Berkeley. 

Tuttavia, la sede di FTX era poi stata spostata a Nassau, nelle Bahamas, dove fu anche creato il quartier generale da dove dirigere fisicamente tutte le operazioni. A Nassau si era trasferito l’intero board operativo della società, composto da una decina di altri millennial più o meno dell’età di SBF (classe 1992). 

Il problema di fondo dell’exchange crypto FTX: cosa è accaduto?

Sebbene FTX fosse molto apprezzato come exchange crypto per via delle sue funzionalità tecniche, e della sua operatività, aveva delle fondamenta finanziarie davvero poco solide. 

Infatti, purtroppo il board aveva deciso di utilizzare i fondi depositati dai loro clienti per finanziare spese ed investimenti della loro società. In questo modo non avevano più in cassa sufficienti riserve per coprire l’intero valore complessivo dei fondi che i loro clienti conservavano sui wallet dell’exchange. 

Oltretutto tra le spese e gli investimenti finanziati in questo modo ce n’erano diversi infruttiferi, o addirittura che generavano perdite. Ad esempio la consociata Alameda Research, che si occupava di trading e di investimenti, aveva ottenuto molti fondi da FTX, attinti presumibilmente dai depositi dei clienti, ed alcuni di questi li aveva persi in operazioni di mercato non andate a buon fine. 

Non va dimenticato che durante la bull run dell’anno scorso non era così difficile guadagnare con il trading, ma al contrario quest’anno è stato piuttosto facile andare in perdita. 

Il crollo finale dell’exchange crypto FTX: ecco cosa è accaduto?

Un paio di settimane fa ha iniziato a circolare la notizia che nel bilancio di Alameda Research ci fosse un buco. In seguito si è anche scoperto che la società aveva utilizzato token FTT creati da FTX come garanzia per ottenere prestiti da diversi milioni di dollari. 

Il crollo è iniziato proprio dai problemi legati al token FTT ed al suo valore di mercato. 

Fino al 5 novembre 2022 il suo prezzo era di circa 25$, ma quando il co-fondatore e CEO di Binance, Changpeng CZ Zhao, ha dichiarato che volevano vendere tutti gli FTT che avevano a bilancio, il prezzo ha iniziato a scendere. 

A quel punto è intervenuta l’allora CEO di Alameda Research dicendo che erano disposti a comprarli loro a 22$. 

Infatti, fino al 7 novembre il prezzo non è sceso sotto questa soglia. 

L’8 novembre, invece, hanno iniziato a circolare voci riguardo una possibile sospensione temporanea dei prelievi da FTX. 

In quei giorni le richieste di prelievo sul’exchange erano aumentate parecchio, ed ora sappiamo che la società non aveva sufficienti fondi in cassa per accontentarle tutte. 

Quando si scoprì che di fatto non venivano più eseguite richieste di prelievo, la situazione è implosa. Il prezzo del token FTT l’8 novembre è crollato a 4$, ed il giorno seguente la società ha dovuto sospendere ufficialmente i prelievi a tempo indeterminato. 

Sebbene Binance in un primo momento si era offerta di rilevare la società per cercare di salvare l’exchange, si è poi vista costretta a rinunciare per via dell’enorme buco di bilancio che sembrava incolmabile. 

A quel punto il fallimento era quasi scontato, tanto che pochi giorni dopo la società ha chiesto il Chapter 11 della normativa fallimentare statunitense, dopo che le autorità delle Bahamas avevano di fatto sequestrato tutto. 

SBF si è dimesso da CEO, ed ora la società è gestita da un celebre liquidatore, John Ray III, molto noto per aver gestito il colossale fallimento di Enron. 

La situazione attuale

La situazione attuale è complessa ed in divenire. 

L’exchange è fuori uso, e potrebbe anche rimanere chiuso per sempre. Molto dipenderà dall’eventuale acquisto dell’asset da parte magari di qualche concorrente. 

Alle Bahamas è in atto il processo di liquidazione degli asset del gruppo FTX, compresi quelli di Alameda Research, gestito da John Ray III.

In realtà negli USA sarebbe anche in corso un’altra procedura di fallimento, tanto che la stessa società spera di potersi svincolare dalle autorità bahamensi ed operare secondo le normative USA. 

Va detto che FTX operava primariamente proprio negli USA, e la stragrande maggioranza dei creditori sono statunitensi. Alle Bahamas c’era solo il quartier generale, ma visto che vi sono anche degli asset di valore, soprattutto immobili, è difficile che le autorità bahamensi scelgano di lasciar fare a quelle statunitensi. 

Attualmente, infatti, risulta che gli asset del gruppo FTX situati alle Bahamas siano sotto il controllo delle autorità bahamensi. 

Questa situazione complica molto il processo di liquidazione, tanto che sembra possibile che sarà un processo lungo e complicato. 

Gli utenti che avevano fondi depositati presso FTX non possono più ritirarli, e dovranno attendere che il liquidatore trovi qualche fondo per potergliene se non altro restituire una parte. Non è ancora nemmeno ben chiaro quanto potrebbero ricevere, anche se sembra impossibile che possano ricevere indietro il 100% di ciò che avevano in deposito presso l’exchange. 

L’impatto sull’ecosistema crypto

Per ora l’impatto dell’implosione di FTX sui mercati crypto è stato violento ma non catastrofico. 

Per quanto se ne sa, oltre al forte calo dei prezzi delle criptovalute, solo una manciata di altre aziende crypto è andata in crisi in seguito a questo evento. 

In molti sostengono che si aspettavano che il prezzo di Bitcoin scendesse a 13.000$ o addirittura 10.000$ in seguito ad un’implosione di tale entità, ma in realtà si è fermato a 15.500$ per poi rimbalzare a circa 16.500$. 

Una recente analisi di Kaiko ha preso in esame l’impatto su DeFi, exchange centralizzati, liquidità dei mercati crypto e mercati dei derivati. 

Dopo aver analizzato questi aspetti, il team di Kaiko è giunto alla conclusione che, una volta lasciatosi alle spalle questo scandalo, il vincitore assoluto sarà:

“una base più sana su cui possiamo costruire, con meno leva finanziaria eccessiva e player fraudolenti”. 

Da questa vicenda dovrebbero emergere come grandi vincitori i cold wallet e gli exchange decentralizzati, ma gli investitori purtroppo tendono ad avere la memoria corta, ed a ripetere più volte nel corso del tempo gli stessi identici errori. 

Scrivono: 

“Si spera che questo fiasco serva da esercizio di apprendimento per l’intero ecosistema, un eccessivo affidamento su entità centralizzate sta solo ricreando il sistema finanziario tradizionale e non offre nulla di unico”.  

La lezione che bisognerebbe imparare quindi è che si dovrebbe dare priorità alla decentralizzazione ed alla regolamentazione. Citano, ad esempio, piattaforme DeFi come Uniswap e Aave, che hanno continuato a funzionare perfettamente anche durante le due grandi crisi dei mercati crypto di questo 2022. 

D’altro canto, invece, è emerso piuttosto chiaramente che per quanto riguarda entità centralizzate occorre maggiore regolamentazione, anche perché i grandi exchange centralizzati fungono da porta di ingresso ai mercati crypto per le masse, risultando pertanto utili e necessari. Tuttavia, proprio per questo motivo bisognerebbe proteggere le masse da crisi come questa, e solo una volta messe in atto questi correttivi si potrà davvero iniziare a pensare di creare un sistema finanziario realmente nuovo.

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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