Continuano le difficoltà per Celsius
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Criptovalute

Continuano le difficoltà per Celsius

By Alessia Pannone - 29 Nov 2022

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Le difficoltà di Celsius sono iniziate ufficialmente il 13 giugno 2022, quando la società ha deciso di bloccare “temporaneamente” sia i prelievi che qualsiasi tipo di trasferimento. 

La notizia era stata data dall’account Twitter ufficiale, che recitava:

La causa principale di tale scelta era stata addossata alla condizioni di mercato estreme. 

Un mese prima, infatti, era iniziata quella che possiamo definire la seconda fase dell’attuale bear market, dovuta all’implosione dell’ecosistema Terra.

Il mese successivo al blocco dei prelievi, Celsius si è dichiarata ufficialmente insolvente, avviando così la procedura prevista dal Chapter 11. 

Com’è chiaro, quindi, le difficoltà del mercato crypto erano già iniziate mesi prima del crollo di FTX.  

Proprio durante lo stesso periodo, erano iniziati i problemi anche per BlockFi, tanto che il 14 giugno era stata resa pubblica la notizia di un taglio del 20% del personale.   

La piattaforma non è riuscita a risolvere tali problemi nel corso degli scorsi mesi. Anzi, sono stati amplificati all’attuale situazione di panico generata dai giovani Sam Bankman Fried e la sua partner in crime Caroline Ellison.

Di conseguenza, è andata incontro al suo destino, dichiarando recentemente bancarotta.

A quanto pare, Genesis sembra essere la prossima, anche se la società continua a negare. 

FTX e Celsius erano connesse finanziariamente?

Recentemente, un’indagine portata avanti da Dirty Bubble Media, dietro la guida di Mike Burgersburg, ha svelato dei legami tra FTX e Celsius. Proprio questi legami potrebbero essere tra le cause della bancarotta di Celsius. 

Stando a quanto emerso dall’indagine, la compagnia Celsius ha utilizzato la piattaforma di trading FTX per acquistare il proprio token (CEL) nel 2021. Gli acquisti, sembra, si aggiravano intorno ai 40 milioni di CEL. 

Inoltre, gli stessi coincidevano con un round di raccolta fondi da 750 milioni di dollari. Infatti, dopo il congelamento dei prelievi, la società di Celsius, tramite l’exchange di FTX, ha avuto modo di liquidare milioni di dollari in attività dei clienti.

Non solo, sembra anche che FTX, la società creata da Sam Bankman Fried, fosse creditore di Celsius grazie ad un prestito di 104 milioni di dollari.

Ecco cosa è successo alla piattaforma crypto Celsius prima di dichiarare bancarotta

Inevitabilmente, la dichiarazione di bancarotta di Celsius ha portato alla luce le gravi difficoltà della piattaforma, anche in seguito al crollo di FTX

A quanto pare, a complicare ulteriormente la situazione di Celsius, ci sono le testimonianze dei suoi investitori azionari, secondo i quali la priorità dovrebbe essere data ai creditori nel momento in cui si dividono le attività rimanenti della piattaforma. 

Celsius presenta un deficit di 1,2 miliardi di dollari, costituito in gran parte dai depositi degli utenti. I quali, si presume, non saranno mai rimborsati del loro investimento. Tuttavia, il dato enigmatico gira intorno al valore degli asset.
Infatti, il valore degli asset in crypto sembra essere pari a 1,75 miliardi di dollari, anche se l’intera market cap del token CEL è intorno a soli 300 milioni di dollari.

Per rassicurare gli investitori sulla situazione, il CEO di Celsius, Alex Mashinsky, aveva affermato che la società sarebbe stata in grado di vendere Bitcoin minati, in modo da poter rimborsare almeno una parte dei suoi prestiti e da procurare entrate future per la società. 

Tuttavia, a destare ancora più sospetti sulle losche attività di Alex Mashinsky e la sua compagnia Celsius, è stato il prelievo di 10 milioni di dollari, effettuato giorni prima della dichiarazione di bancarotta.

Il fatto che sia stato proprio Mashinsky a fare questo prelievo ha portato i più a credere che il CEO già sapesse del congelamento dei fondi dei clienti e della dichiarazione di bancarotta che, infatti, è avvenuta poco dopo. 

In tal proposito, è stato l’avvocato di Mashinksy a parlare, dichiarando: 

“Nei nove mesi precedenti a quel prelievo, Mashinsky ha costantemente depositato criptovalute per un totale pari a quello che ha ritirato a maggio. Mashinsky e la sua famiglia avevano ancora 44 milioni di dollari di criptovalute congelate sulla piattaforma.” 

L’altro errore di Celsius: i controlli insufficienti nella gestione dei fondi clienti 

In questa situazione di bancarotta stanno venendo fuori tutti i nodi al pettine per Celsius. Infatti, recentemente, tramite dei controlli più approfonditi, l’esaminatore indipendente del caso Celsius aveva dichiarato che la piattaforma aveva controlli contabili e operativi insufficienti. 

Secondo le fonti, alla data dell’undici giugno, gli asset digitali di Celsius presenti nel conto Custody Wallet dei suoi clienti, sono diventati ufficialmente sotto finanziati. 

Nello specifico, il 19 novembre, in una relazione provvisoria, l’esaminatore Shoba Pillay ha presentato una serie di osservazioni molto forti nell’ambito della sua indagine, commissionata dal tribunale, sulla piattaforma di prestito in bancarotta.

Una delle principali rivelazioni contenute nel rapporto di Pillay riguarda il programma Custody di Celsius, a proposito del quale si legge: 

“Lanciato senza sufficienti controlli contabili e operativi o infrastrutture tecniche, permettendo così di finanziare gli ammanchi nei wallet Custody con le altre partecipazioni. Non è stato fatto alcuno sforzo per separare o identificare distintamente gli asset associati ai conti Withhold, che sono stati mescolati nei wallet principali”.

Lanciato il 15 aprile, il programma Custody di Celsius permetteva agli utenti di trasferire, scambiare e utilizzare le monete come garanzia per un prestito. È stato introdotto a seguito di un ordine da parte delle autorità di sicurezza del New Jersey, che imponeva all’azienda di creare uno strumento che si distinguesse dal prodotto Earn, caratterizzato dalla ricezione di ricompense.

Secondo Pillay, questa commistione di wallet ha portato ad una situazione in cui non è chiaro quali asset appartenessero al cliente al momento della dichiarazione di bancarotta, come si legge sul rapporto: 

“Di conseguenza, i clienti si trovano ora a dover fare i conti con l’incertezza su quali asset, se ci sono, appartenevano loro al momento della dichiarazione di fallimento”.

Inoltre, il rapporto provvisorio ha fatto luce anche su ciò che ha costretto la piattaforma di prestito a bloccare i prelievi il 12 giugno.

Alessia Pannone

Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.

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