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Regolamentazione exchange: Coinbase avverte sui rischi della nuova proposta di monitoraggio fiscale dell’IRS nel settore crypto

Ad agosto l’amministrazione Biden ha pubblicato una proposta di monitoraggio fiscale  nel tentativo di regolamentare il settore crypto e fornire indicazioni chiare ad exchange, broker e ai vari provider.

Coinbase non ha preso molto bene il tentativo di riformare l’industria ed ha avverto “l’Internal Revenue Service” (IRS) dell’eccessivo controllo e dell’insensato monitoraggio a cui la nuova norma sottoporrebbe un gran numero di cittadini americani.

Si tratta di uno scontro molto importante tra chi sostiene che la mancanza di onestà da parte degli operatori del mercato crypto sta facendo  aumentare il “tax gap” degli USA e chi pensa che una proposta così ferrea possa danneggiare l’intera industria.
Vediamo insieme tutti i dettagli. 

Crypto exchange  regolamentazione: Coinbase e il suo disappunto verso la nuova proposta di riforma fiscale dell’IRS

Giovedì Lawrence Zlatkin, vicepresidente fiscale dell’exchange di criptovalute Coinbase, ha pubblicato una lettera di 14 pagine all’Internal Revenue Service (IRS), mostrando le proprie preoccupazioni nei confronti di una proposta fiscale volta a regolamentare il settore crypto che potrebbe essere approvata nelle prossime settimane.

La proposta, resa nota per la prima volta ad agosto di quest’anno sotto l’amministrazione Biden, potrebbe danneggiare gravemente l’intera industria di scambi crittografici ed esortare investitori ed aziende a scappare dagli Stati Uniti, secondo l’esponente di Coinbase.

Questo perché le nuove indicazione sulla rendicontazione, richiederebbero ad exchange, broker ed elaboratori di pagamenti, di mettere in atto uno stretto controllo nei confronti dei propri clienti, senza alcun tipo di privacy.

L’IRS sostiene che gli evasori fiscali nel mondo crypto stanno aumentando il “tax gap” degli Stati Uniti  facendo incassare al paese meno contributi di quelli previsti ed è dunque fondamentale risolvere il problema dall’alto, senza confidare nell’onestà dei singoli cittadini.

L’exchange statunitense quotato alla borsa di Nasdaq, pur essendo consapevole che una regolamentazione più chiara sul settore in cui opera sia necessaria e doverosa, sostiene che la proposta dell’IRS  ed i regolamenti allegati imporrebbero un monitoraggio senza precedenti, incontrollato e illimitato sulla vita quotidiana degli americani.

Le pratiche con cui operatori dovrebbero controllare le operazioni sulle proprie infrastrutture risultano così spietate ed ampie che non sembrano in alcun modo giustificabili ed implementabili su vasta scala. 

Queste le parole di Zlatkin all’interno della lettera:

Queste regole stabilirebbero una serie incomprensibile e eccessivamente onerosa di nuovi requisiti di rendicontazione che degraderanno e sostituiranno gli stessi servizi ai contribuenti che l’IRS sta cercando di migliorare”

La Blockchain Association, un gruppo statunitense di difesa delle criptovalute, crede anch’essa che questa serie di disposizioni potrebbe creare scompigli e deteriorare il settore nel paese.

D’altro canto i soliti detrattori come la senatrice Elizabeth Warren ed altri democratici hanno esortato l’IRS ad implementare la nuova proposta di riforma il più velocemente possibile e consigliato di respingere le denunce dell’industria.


Ora l’agenzia governativa ed il Dipartimento del tesoro avranno tempo per riflettere  fino al 30 ottobre sulla base dei feedback ricevuti e dovranno tenere udienze pubbliche sulla proposta il 7 e 8 novembre.

La proposta dell’IRS e il form 1099-DA ampiamente criticato da Coinbase

Andando più nei dettagli, la riforma fiscale in questione è stata proposta inizialmente dal Dipartimento del Tesoro ad agosto di quest’anno, attraverso una pubblicazione di 300 pagine che aveva lo scopo di conformarsi all’Infrastructure Investment and Jobs Act del 2021.

Essa stabilisci quelli che sono gli obblighi di segnalazione per i crypto exchange come Coinbase, per i processori di pagamenti, per alcuni fornitori di portafogli ed anche per gli scambi decentralizzati.

In questo senso chi offre servizi dedicati al trading di monete digitali e/o esposizione diretta a questo settore, dovrebbe segnalare all’IRS  informazioni dettagliate sui profili degli utenti e sui dettagli delle operazioni svolte.

La norma, voluta fortemente dal Congresso e dalle autorità di regolamentazione, intende reprimere quei soggetti che  sfruttano la decentralizzazione e il pseudo anonimato delle criptovalute per nascondersi dagli obblighi fiscali.

Ci sono infatti individui negli Stati Uniti che scambiano ripetutamente cifre a 6 o 7 zeri e non hanno mai dichiarato i propri asset virtuali.

Per semplificare il lavoro degli exchange e degli altri servizi in crypto, il Tesoro ha fornito un modulo, chiamato 1099-DA, che ha l’obiettivo di aiutare a determinare se un singolo individuo deve pagare le tasse senza che egli stesso debba fare il calcolo sulle plusvalenze.

La regola riguarderebbe le criptovalute, come bitcoin ed ether, nonché i token non fungibili.

I broker dovrebbero inviare i moduli sia all’IRS che ai detentori di risorse digitali per assisterli nella preparazione fiscale.

Il Tesoro stima che la nuova riforma potrebbe far  fruttare quasi 28 miliardi di dollari in un decennio alle casse dello Stato. Queste le sue parole in una nota:

“Ciò fa parte di uno sforzo più ampio da parte del Tesoro per colmare il divario fiscale, affrontare i rischi di evasione fiscale posti dalle risorse digitali e contribuire a garantire che tutti rispettino lo stesso insieme di regole”

Si tratta complessivamente delle stesse regole di rendicontazioni a cui devono sottostare gli operatori finanziari nei mercati tradizionali, applicate tuttavia ad un contesto totalmente differente dove a volte queste regole potrebbero essere complicate da mettere in pratica.

Pensate ad esempio a tutto il mondo DeFi, dove è fondamentalmente impossibile tenere traccia di tutte le informazioni sugli utenti dei protocolli, se non implementando misure KYC o violando la loro privacy.

La proposta in sé nasconde un fine nobile, ovvero rendere più pulito il settore crypto spingendo i possessori di coins a pagare le tasse dovuto dalla legge, ma suppone una metodologia di monitoraggio insensata e totalmente inappropriata che potrebbe bloccare lo sviluppo dell’industria generando danni ben più grandi rispetto quelli attuali agli Stati Uniti.

Ora le regole descritte, qualora vengano approvate in sede definitiva, potrebbero essere messe in pratica a partire dal 2025, con obblighi di dichiarazione nel 2026.

Alessandro Adami
Alessandro Adami
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", da oltre 4 anni interessato al settore delle criptovalute e delle blockchain. Co-Fondatore di Tokenparty, community attiva nella diffusione di crypto-entuasiasmo. Co-fondatore di Legal Hackers Civitanova marche. Consulente nel settore delle tecnologie dell'informatica. Ethereum Fan Boy e sostenitore degli oracoli di Chainlink, crede fermamente che in futuro gli smart contract saranno centrali all'interno dello sviluppo della società.
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