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Tutti pazzi per i profitti in Bitcoin: analisi delle plusvalenze di Tesla, Microstrategy e dell’esercito degli holders

In questo articolo approfondiamo il discorso delle plusvalenze legate agli investimenti in Bitcoin, più precisamente per quanto riguarda le partecipazioni di Tesla, Microstrategy e degli hodlers delle criptovaluta in generale.

L’azienda di Elon Musk ha rivelato da poco il proprio report trimestrale sugli utili registrati nel Q3 2023, evidenziando che nessun bitcoin detenuto è stato venduto negli ultimi mesi.

Microstrategy è finalmente tornata in profitto dopo l’ultimo rally della criptovaluta che è scoppiata a seguito della news sull’ETF spot di BlackRock.

Invece,gran parte degli hodlers della risorsa crittografica stanno tornando a registrare plusvalenze, soprattutto dopo l’ultima leg up verso i 35.000 dollari. 

Chi ha acquistato più in alto del valore attuale, potrebbe decidere di liquidare a breve parte delle proprie posizioni in perdita per dedurre le relative minusvalenze in vista dell’arrivo del mese di dicembre.

Analizziamo insieme la situazione per queste 3 realtà differenti.

Investimenti e plusvalenza in Bitcoin: analisi dei profitti di Tesla e Microstrategy

Quando si parla di investimenti aziendali in Bitcoin e di plusvalenze non si può non nominare la società che più di tutte ha creato una forte narrativa attorno a questo tema durante il 2021 arrivando sulla bocca di tutti gli appassionati di asset digitali.

Stiamo parlando di Tesla, nota casa automobilistica in mano al multimiliardario Elon Musk, che a febbraio 2021 aveva attirato l’attenzione del mondo intero acquistando la folle quantità di 42.902 BTC ad un prezzo medio di circa 35.000 dollari per criptomoneta, per un controvalore totale pari a 1,5 miliardi di dollari.

La società con sede ad Austin, in Texas, con bitcoin ha registrato forti plusvalenze ( non realizzate) per tutto il 2021, per poi vedere evaporare tutto i guadagni ottenuti quando la stessa valuta crittografica ha attraversato la dura fase di bear market nel 2022.

A luglio dell’anno scorso Tesla ha preso la delicata decisione di liquidare il 75% delle sue partecipazioni in BTC per un valore complessivo di 936 milioni di dollari, in deficit di 140 milioni rispetto al prezzo di acquisto iniziale.
Al momento, stando al report trimestrale degli utili pubblicato ad ottobre, il produttore di veicoli elettrici detiene ancora  9.720 bitcoin, pari a 331 milioni di dollari.

Considerando che una piccola parte della quota in BTC iniziale è stata liquidata  a tranche tra il 2021 ed il 2023, possiamo calcolare che Tesla ora come ora non registra  plusvalenze o  minusvalenze degne di nota trovandosi più o meno alla pari con il suo investimento.

Nell’ultimo trimestre non ha venduto alcuna partecipazione e potrebbe decidere di holdare i suoi rimanenti satoshi fino a che la crypto non tornerà ai suoi massimi storici, potendo così finalmente concretizzare una significativa plusvalenza.

Fonte: https://www.sec.gov/Archives/edgar/data/1318605/000162828023034847/tsla-20230930.htm

Passando ora invece a parlare di Microstrategy, società di business intelligence statunitense che detiene il primato di maggiore detentore di bitcoin nel settore delle aziende quotate, con un bottino calcolato di 158.245 BTC pari a circa 5,4 miliardi di dollari.

Michael Saylor, CEO della nota azienda di Tysons Corner in Virginia, a partire dal 14 settembre 2020, giorno in cui ha iniziato ad applicare i principi della filosofia Bitcoin, ha sempre perseguito il suo piano di acquisto DCA mediando così il suo prezzo di carico.

Sia in bull run che in bear market, Microstrategy ha continuato ad acquistare bitcoin ed oggi può vantare di essersi accaparrato una quantità considerevole di monete al prezzo medio di 29.870 dollari.

C’è stato anche un periodo in cui Saylor e la sua società erano in perdita di oltre 1 miliardo di dollaro, soffrendo la pressione dei media e dei detrattori delle criptovalute che la incolpavano di scellerata gestione del rischio, essendo andata praticamente all-in su un asset altamente speculativo.

Ad ogni modo, dopo l’ultimo rally di Bitcoin in seguito alla news relativa all’ETF spot IShares di BlackRock, Microstrategy  è tornata in profitto e registra attualmente una plusvalenza pari a 688 milioni di dollari.

Gli holders della criptovaluta e la quantità di coins attualmente in profitto rispetto al prezzo d’acquisto

Al fine di tracciare i comportamenti ed i risultati del più ampio pubblico degli stakeholders di Bitcoin, è interessante dare un’occhiata all’ultimo report di Glassnode che approfondisce il discorso delle plusvalenze/minusvalenze per gli holders della criptovaluta.

Dopo l’ultimo rialzo registrato da bitcoin in seguito ai rumors di un imminente approvazione dell’ETF spot IShares di BlackRock, possiamo constatare che la maggior parte della supply circolante della moneta crittografica si trova in profitto rispetto all’ultimo prezzo di riferimento in cui sono stati effettuati scambi sulla blockchain.

Nel dettaglio, con BTC a 35.000 dollari circa l’81% della supply circolante registrerebbe plusvalenze.

Se scendiamo a 25.000 dollari la situazione non cambia eccessivamente visto che il 57% della supply circolante sarebbe comunque in profitto.

Da questo dato possiamo dedurre che 4,7 milioni di BTC (24% della supply)  sono stati spostati l’ultima volta ad un prezzo superiore di 25.000 dollari ( ed inferiore ai 35.000) e che potrebbero essere venduti per panic selling nel caso di una forte discesa al di sotto di tale soglia.

plusvalenze bitcoin

Nonostante il flusso di circa ¼ di tutti i bitcoin attualmente in circolazione dipenda dalle sorti della price action di breve periodo, possiamo comunque constatare che gli hodlers di lungo periodo credono più che mai nel futuro della moneta.

Sempre secondo i dati del fornitore di dati on-chain Glassnode, si può constatare che  14,899 milioni di BTC, pari a circa il 76% della supply in circolazione, non muove le proprie coins da oltre un anno a questa parte.

Questo dato si trova al suo ATH: mai fino ad ora così tanti utenti avevano holdato le proprie monete senza spostarle per un anno.

Ciò significa che ci sono sempre di più persone interessate ad accumulare bitcoin senza guardare alle plusvalenze odierne, piuttosto che focalizzate sulla price action di breve periodo.

Ai prezzi correnti ( riferimento 24 ottobre) poco meno del 30% di tutti i  “long term holders “ di bitcoin si trova in perdita.

Il restante 46%, pur essendo in profitto, preferisce continuare a guardare in faccia al futuro e sperare che la criptovaluta possa raggiungere quotazioni più elevate nei prossimi anni.

Ad ogni modo, di quest’ultimo gruppo, che comprende l’immensa cifra  6,85 milioni di BTC, c’è da considerare che una grossa fetta non è stata più scambiata on-chain perché è stata persa per sempre.

Si stima infatti che oltre 3 milioni di bitcoin siano ormai irrecuperabili a causa della perdita delle chiavi private da parte di chi li aveva ottenuti agli albori della loro esistenza.

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Alessandro Adami
Alessandro Adami
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", da oltre 4 anni interessato al settore delle criptovalute e delle blockchain. Co-Fondatore di Tokenparty, community attiva nella diffusione di crypto-entuasiasmo. Co-fondatore di Legal Hackers Civitanova marche. Consulente nel settore delle tecnologie dell'informatica. Ethereum Fan Boy e sostenitore degli oracoli di Chainlink, crede fermamente che in futuro gli smart contract saranno centrali all'interno dello sviluppo della società.
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