HomeBlockchainRegolamentazioneEdward Snowden sostiene gli sviluppatori di Tornado Cash nel loro caso giudiziario

Edward Snowden sostiene gli sviluppatori di Tornado Cash nel loro caso giudiziario

Nuovi aggiornamenti sul controverso caso giudiziario di Tornado Cash: l’informatico ed whistleblower Edward Snowden ha preso posizione su X per sostenere pubblicamente gli sviluppatori del progetto crittografico, chiedendo ai propri follower di contribuire economicamente alle loro spese legali.

Alexey Pertsev, primo soggetto del trio dei prograttori di Tornado Cash ad essere stato arrestato, è stato rilasciato ad aprile 2023 dopo circa un anno di detenzione.

Invece Roman Storm e Roman Semenov, gli altri programmatori del protocollo, sono stati accusati di riciclaggio di denaro ad agosto 2023: dei due il primo è stato rilasciato sotto cauzione mentre il secondo risulta ancora latitante.

Pertsev e Storm hanno in programma un processo per settembre 2024.

Le scelte che verranno prese dai giudici in questo contenzioso costituiranno un importante precedente per quello che riguarda il  contesto dei crimini legati a programmi di natura open source: privacy e legittimità si scontrano definitivamente nella battaglia più importante del secolo.

Tutti i dettagli di seguito.

Fondatori di Tornado Cash accusati di riciclaggio di denaro: Edward Snowden invita i suoi seguaci a contribuire alle spese legali

Mentre il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti cerca di sbattere in cella gli ex gestori del protocollo di mixing Tornado Cash, ecco che una delle figure più discusse nel campo dei crimini informatici, Edward Snowden, fa la sua comparsa in questa intrigante vicenda.

Gli sviluppatori della nota piattaforma orientata alla privacy delle criptovalute, Alexey Pertsev e Roman Storm, rischiano grosso nel loro processo giudiziario atteso per settembre 2024 e stanno chiedendo l’aiuto della propria community.

I due, insieme al loro socio Roman Semenov che al momento risulta latitante, sono stati accusati di aver riciclato 1 miliardo di dollari e di aver violate alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Ad assistere la coppia, che potrebbe ricevere una condanna pesantissima, troviamo l’ex consulente della NSA Edward Snowden, che in passato si era reso protagonista delle diffusione online di alcuni documenti top secret riguardanti programmi di sorveglianza di massa da parte del governo USA e UK.

In particolare l’informatico rifugiato in Russia avrebbe sollecitato i propri seguaci sul social media X chiedendo di partecipare ad una raccolta fondi avanzata da Roman Storm con cui si chiede di sostenere le spese legali per affrontare il processo di settembre.

Storm nel presentare la raccolta fondi, aveva definito  il 2024 come l’anno che probabilmente definirà il resto della sua vita, citando testualmente:

“Onestamente, ho paura. Ma spero anche che questa comunità si preoccupi con passione. Per favore, fai una donazione per la mia difesa legale”

Snowden, che condivide con lo sviluppatore di Tornado Cash  il principio della libertà di espressione nel mondo dell’open source, ha ritwittato il messaggio chiedendo aiuto e aggiungendo che “la privacy non è un crimine”.

Il fondo legale, che intende difendere Storm e Pertsev dalle accuse degli Stati Uniti, ha già raccolto più di 350.000 dollari, sotto forma di criptovalute o valute fiat.

Le donazioni sono gestite dalla JusticeDAO, organizzazione autonoma decentralizzata che si pone in prima linea nello sforzo di difesa in questioni legali relative a Tornado Cash.

Il finale di questa storia potrebbe avere un impatto estremamente importante sulle future questioni legate al concetto di privacy su blockchain.

Si tratta infatti del primo caso nella storia di internet in cui l’OFAC tenta di trattare il codice software come un’entità o una persona che può essere sanzionata.

Il dibattito è tuttora in corsa anche all’interno delle community crittografiche,dove troviamo chi difende in maniera imprescindibile la natura dei programmi open source e chi ha una visione meno estrema e sostiene i principi della legalità al di sopra del diritto della privacy.

La storia del protocollo di mixing e l’opposizione degli Stati Uniti

Tornado Cash è un protocollo basato sulla privacy delle transazioni in criptovaluta, lanciato nel 2019 sulla blockchain di Ethereum.

Si tratta di una piattaforma che consente di eseguire trasferimenti anonimi, offuscando l’indirizzo che ha dato origine all’operazione e rendendo impossibile ricostruire la provenienza dei fondi, in modo del tutto simile a quanto avviene con coinjoin su Bitcoin.

Il mixer funziona in questo modo: un utente può inviare al protocollo un quantitativo prestabilito di token (es: 1 ETH, 10 ETH, 100 ETH), che vengono “mescolati” con il denaro offerto dagli altri utenti, e ritirare lo stesso controvalore su un altro indirizzo, nascondendo così qualsiasi tipo di connessione con il mittente.

Da quando è in attività, secondo alcune società di analisi di dati on-chain, sarebbero circa 7 i miliardi di dollari in criptovaluta passati dalla piattaforma, di cui il 20% sarebbe, effettivamente, legato ad attività illecite.

Diversi hacker hanno sfruttato questo servizio per ripulire le proprie tracce crittografiche, tra cui quelli responsabili degli attacchi al Ronin Brdge, gli exploiter degli exchange exchange Kucoin e Bitmart, e il famoso gruppo nordcoreano Lazarus.

Gli sviluppatori dell’applicazione decentralizzata, sono stati perseguiti dal procuratore americano Damien Williams per non aver incorporato soluzioni di accesso tramite KYC o AML come richiesto dalla legge statunitense e per aver permesso ai criminali informatici di svolgere illegalità sotto la loro conoscenza dei fatti.

Da sottolineare come da quando il Dipartimento di Giustizia USA ha multato Tornado Cash di aver favorito il riciclaggio di denaro, alcuni fornitori di infrastrutture blockchain come Infura ed Alchemy hanno censurato l’accesso a Tornado Cash, rendendo possibile l’utilizzo solo tramite RPC personalizzato. 

Molti exchange centralizzati ad oggi non accettano fondi proveniente dagli indirizzi segnalati come in possesso di Tornado Cash.

Il protocollo, nonostante il caso giudiziario in corso, è ancora perfettamente funzionante e gestito interamente dalla community.

tornado cash

È chiaro come la storia di Tornado Cash divida in due la community delle criptovalute: da un lato troviamo chi sostiene i principi libertari della decentralizzazione e della privacy, e dall’altra chi predilige la legalità con legge prima di tutto ciò.

Se l’accusa dovesse vincere contro gli sviluppatori del protocollo il concetto di open source potrebbe prendere una forma totalmente differente da quella che conosciamo oggi, con il progresso tecnologico che verrebbe preposto al controllo delle autorità di un ente centrale.

L’augurio in questo contesto, è che mai nessun giudice dovrà incolpare un software delle azioni svolte, ma piuttosto che la magistratura si impegni a scovare i veri criminali che hanno utilizzato lo stesso software per compiere illegittimità.

Alessandro Adami
Alessandro Adami
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", da oltre 4 anni interessato al settore delle criptovalute e delle blockchain. Co-Fondatore di Tokenparty, community attiva nella diffusione di crypto-entuasiasmo. Co-fondatore di Legal Hackers Civitanova marche. Consulente nel settore delle tecnologie dell'informatica. Ethereum Fan Boy e sostenitore degli oracoli di Chainlink, crede fermamente che in futuro gli smart contract saranno centrali all'interno dello sviluppo della società.
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