Crypto news: mentre il prezzo di Bitcoin perde il livello chiave dei 57.000 dollari, si complica l’outlook generale del settore mining: come sta rispondendo l’hashrate?
Se fino a pochi mesi fa potevamo contare su un mining di Bitcoin redditizio, con revenue incrementate dal trend Ordinals, ora emergono le prime difficoltà.
Hashrate di Bitcoin, picchi di commissioni di rete e nuovi stimoli crittografici rendono tutta la situazione più ingarbugliata di quanto lo sia di natura.
Crescono le pressioni tra le grandi società di questa industria per accumulare più potenza computazionale possibile, in vista del prossimo bull market.
Facciamo il punto della situazione in questo articolo.
Summary
Crypto news: hashrate e metriche on-chain del mining di Bitcoin
Analizzando le metriche on-chain del settore crypto mining, la prima cosa che balza all’occhio è la recente riduzione dell’hash-rate di Bitcoin.
Questo indicatore, che mostra la somma dell’energia computazione inglobata attorno alla rete Bitcoin, è in downtrend ormai da fine-maggio.
In particolare dal suo massimo storico ha perso circa il 7% arrivando a quota 574,9 EH/s. secondo quanto riportato da Blockchain.com
Questo è un primo segnale di debolezza dell’industria del mining, dove gli operatori soffrono l’incertezza del prezzo di Bitcoin ed iniziano a spegnere le macchine.
Si tratta di una situazione rara: infatti l’ahashrate del network non attraversava una fase di ridimensionamento simile ormai da novembre 2022.
In un contesto simile, per far fronte a questo ostacolo alcuni miner stanno cercando di migliorare la propria efficienza energetica.
Coin Metrics ha infatti osservato come recentemente il candese BitFarms abbia apportato miglioramenti impressionanti all’efficienza della flotta, riducendo il consumo di energia incrementale da 35 a 27 J / TH nel 2024.
Parallelamente possiamo osservare come anche le metriche dei nuovi indirizzi e degli indirizzi attivi su Bitcoin siano in fase di calo.
Da ottobre 2023 in poi, mentre la crypto principale del mercato iniziava la sua fase di ascesa dei prezzi, questi due indicatori si accingevano a perdere slancio.
Ad oggi, secondo una base settimanale, contiamo 750.000 indirizzi attivi e 300.000 nuovi indirizzi.
Questi numeri così bassi non si vedevano ormai dalla fine del 2018 e l’inizio del 2019, quando Bitcoin valeva appena 3.500 dollari.
Crypto news: aumento delle entrate nel mining ad inizio giugno, ma la situazione hashrate rimane difficile
Il calo dell’hashrate di Bitcoin non è altro che una conseguenza della riduzione delle revenue per gli addetti al settore del crypto mining.
Ad aprile, con l’arrivo dell’halving del network, i miner hanno visto dimezzare le entrate derivanti dal block reward.
Osservando il grafico “Bitcoin miner Revenue Per TH/s” di The Block possiamo vedere facilmente il crollo in prossimità di aprile.
Dal valore di 0,11 dollari per TH/s di potenza computazionale, siamo scesi sotto agli 0,05 dollari per TH/s.
Oltrepassato l’ostacolo quadriennale dell’halving, che comunque apporta benefici strutturali alla rete, c’è stata una breve fase di ripresa.
Nei primi giorni di giugno infatti, come riportato da Coin Metrics, c’è stato un recupero delle revenue del mining fino a 0,065 dollari per TH/s.
Questo breve rialzo è da attribuirsi ad un recente consolidamento UTXO da parte dell’exchange OKX che ha aumentato le commissioni ai minatori.
Come spiegato da Coin Metrics:
“poiché le transazioni BTC sono valutate in base allo spazio dei blocchi che consumano, le transazioni che coinvolgono molti UTXO sono più costose da trasferire”
Questo scenario ha portato i miners ad incassare ben 38 milioni di dollari in commissione in appena 3 giorni. Generalmente nello stesso periodo di tempo le commissioni orbitano intorno ad 1-2 milioni di dollari.
Gli esperti hanno sottolineato come OKX, quarto exchange al mondo per volumi spot BTC, avrebbe potuto gestire la pulizia dei libri contabili in modo più efficiente, senza avanzare migliaia di transazioni.
Così facendo però ha dato una spinta positiva all’industria del crypto mining, che al momento deve affrontare una situazione difficile.
I crypto miner si reinventando e si lanciano su altri business paralleli
L’ultimo picco nella revenue dei crypto miner, di cui è responsabile l’exchange OKX, non è sufficiente a garantire stabilità economica agli operatori.
Infatti, parallelamente a quanto accaduto a marzo con l’aumento delle fees per le inscriptions Ordinals, queste condizioni non durano a lungo.
Dopo il peso del dimezzamento dell’halving, inoltre, i miner hanno subito forti pressioni a causa di un prezzo stagnante di BTC.
In questo momento i prezzi dei dispositivi di estrazione sono in forte calo, segnalando un settore in crisi economica.
Coin Metrics ha sottolineato come l’Antminer S19s a fine 2021 veniva scambiato attorno ai 100 dollari per TH, mentre ora è valutato 2,5 dollari per TH.
In generale tutti gli hardware Bitcoin ASIC sono valutati ai minimi degli ultimi due anni, come mostrato dal seguente grafico di The Block.
Molti miner, per affrontare queste ardue sfide, si stanno reinventando offrendo servizi simili a quello della protezione del network Bitcoin.
Sulla scia del trend dell’intelligenza artificiale, alcuni operatori si offrono come fornitori di infrastrutture generalizzate nel tentativo di garantire contratti di hosting per applicazioni AI.
Nel mentre gli stessi miners cercano di migliorare continuamente l’efficienza delle proprie macchine valutando nuovi acquisti.
Come riportato da Coin Metrics, il processo di incremento dell’efficienza dei chip:
“continua senza sosta, costringendo i minatori a considerare se avanzare con l’invecchiamento dell’hardware ASIC o eseguire aggiornamenti completi della flotta”.
Vedremo se il terzo trimestre del 2024 offrirà nuove opportunità al settore del mining, mentre ora si cerca di stringere i denti e resistere alla tempesta
Quasi la metà delle entrate dell’ultimo trimestre, derivano dalle quote del mese di aprile, mentre maggio e giugno sono stati mesi poco redditizi.
Situazione prezzi per le aziende di crypto mining: MARA, CLSK e RIOT
Le costanti pressioni e le nuove sfide nella revenue dei miners, porta incertezza anche nelle quotazioni delle azioni delle società di crypto mining.
Dopo l’halving di aprile, la maggior parte delle compagnie minerarie quotate in borsa hanno lateralizzato vagamente accanto a BTC.
Focalizzandoci su tre stock in particolare, Marathon Digital (MARA), CleanSpark (CLSK), & Riot Platforms (RIOT), notiamo come tutte abbiano faticato a sovraperformare BTC.
Nel secondo trimestre infatti solo MARA è riuscita ad ottenere un piccolo ritorno positivo.
I prezzi di quest’azione rimangono stabili intorno ai 20 dollari, con pochi timidi tentativi di attacco al rialzo da parte dei tori.
RIOT e CLSK al contrario hanno visto una fase di distribuzione dei prezzi dell’ultimo trimestre, con perdite di circa il 20% dal top di aprile.
È chiaro che con un outlook così incerto per il mercato speculativo di Bitcoin e per le metriche on-chain della rete, anche le società di mining soffrono.
Solitamente però, quando riparte il bull market, i prezzi di queste azioni vedono una price action più dinamica ed aggressiva.
Ad esempio CLSK da ottobre 2023 fino ad aprile è cresciuto del 500% circa, sovraperformando pesantemente BTC.
Riot a differenza delle altre due società è cresciuta meno durante le fasi in UP di BTC, con evoluzioni di prezzo comunque molto positive.
Nell’ultimo anno di contrattazioni sul mercato, il prezzo di RIOT è rimasto intrappolato all’interno del trading range 9-20 dollari.
La società mineraria Texana potrebbe crescere tuttavia in modo significativo a luglio/ agosto, quando gli incentivi energetici aumenteranno sensibilmente.
L’ERCOT del Texas, ovvero la società incaricata di gestire la rete elettrica texana, offre ai miners come Riot dei crediti energetici per spegnere le proprie macchine nelle ore più calde d’estate.
Il mancato guadagno dall’estrazione del mining viene compensato appunto da questi crediti, che a volte finiscono per offrire una revenue boostata enormemente.
Infatti lo scorso anno, nei mesi più caldi, la strategia di “Demand Response” ha fatto lievitare i guadagni della società crittografica. Come conseguenza il prezzo di RIOT ha raddoppiato in poche settimane.

