La Svezia pensa di vietare il modello Proof of Work
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La Svezia pensa di vietare il modello Proof of Work

By Vincenzo Cacioppoli - 22 Apr 2022

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Secondo un sito di informazione tecnologica tedesco, la Svezia starebbe pensando di concerto con la Commissione Europea a porre un veto al modello del Proof of Work.

Commissione Europea e Svezia, via al divieto sul Proof of Work

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La Svezia di nuovo in corsa per vietare il mining di Bitcoin e altre crypto PoW

Secondo un’indiscrezione raccolta e pubblicata da netzpolitik.org, un sito web tedesco specializzato in tematiche legate alla tecnologia, i regolatori finanziari svedesi e la Commissione Europea avrebbero discusso, nei giorni scorsi, la possibilità di vietare il modello Proof-of-Work a causa del suo impatto sull’ambiente.

Questa notizia arriva a poche settimane dall’approvazione della nuova regolamentazione crypto, MiCA, dalla quale era stata per ora bocciata la proposta di vietare il PoW come era stato ventilato da alcune fonti del Parlamento Europeo.

Ma evidentemente il tema rimane ancora sul campo ed assai attuale, dal momento che molti paesi, tra cui appunto la Svezia e la Germania, pensano che il sistema del Proof of Work sia troppo poco sostenibile, a maggior ragione ora che i prezzi delle materie prime e dell’energia sono schizzati alle stelle.

È da tempo che si discute molto dell’impatto ambientale del mining di Bitcoin e del suo eccessivo consumo di energia, che deriva dal dover risolvere con macchine potentissime e quindi molto energivore, complicatissimi calcoli matematici per estrarre nuovi BTC. 

Lo stesso Elon Musk in diverse occasioni ha denotato questo aspetto negativo del Bitcoin, che lo aveva indotto a non accettare più Bitcoin come forma di pagamento.

Da tempo si parla di come riuscire a rendere maggiormente sostenibile il mining di criptovalute magari utilizzando energie alternative, come quella nucleare o addirittura come proposto dal presidente di El Salvador per la costruzione della nuova Bitcoin City, quella dei vulcani.

L’impatto ambientale dell’algoritmo di consenso PoW

Dopo il ban da parte della Cina a tutte le attività legate al mining, che in quel paese aveva circa il 65% del totale delle attività mondiali, i miners hanno cercato paesi alternativi dove ci fosse energia in abbondanza e a basso prezzo, come il Texas o il Kazakistan.

Ethereum che utilizza anch’esso come Bitcoin un protocollo basato sul PoW, è pronta a lanciare il nuovo aggiornamento, Merge, che prevede appunto il passaggio al sistema del Proof of Stake, considerato molto più sostenibile, economico e scalabile.

Tornando alla Svezia, molto attento da sempre alle questioni ambientali, considerando per esempio Greta Thunberg, c’è da aggiungere come già a novembre il direttore dell’autorità di regolamentazione finanziaria e quello della agenzia per la tutela dell’ambiente di concerto avevano scritto una lunga lettera alla Commissione Europea proprio sul tema consumo energetico e criptovalute.

Nella lettera si leggeva:

“L’Università di Cambridge e Digiconomist stimano che le due più grandi criptovalute, Bitcoin ed Ethereum, utilizzino insieme circa il doppio dell’elettricità in un anno rispetto all’intera Svezia. Chiediamo quindi che l’UE prenda in considerazione un divieto a livello di UE sul metodo di estrazione ad alta intensità energetica come prova di lavoro.”

Il tutto era stato fatto proprio in ottica di arrivare ad un bando del PoW in Europa in occasione dell’approvazione del MiCA approvato a marzo scorso. 

L’emendamento presentato da alcuni eurodeputati socialisti alla fine non è passato per pochi voti. Ma ora proprio il governo svedese sembra voler tornare alla carica per arrivare ad un bando definitivo del sistema Proof of Work, che avrebbe chiarimenti sulle conseguenze sul mercato delle criptovalute.

Il fatto che in Germania ora sieda un esecutivo con una accentuata ed importante presenza di esponenti del partito dei verdi potrebbe essere una sponda assai importante affinché questa proposta possa quanto prima passare e proibire in pratica le attività di mining in tutta l’Unione Europea.

Vincenzo Cacioppoli

Vincenzo è genovese di nascita ma milanese di adozione. E' laureato in scienze politiche. E' un giornalista, blogger, scrittore, esperto di marketing e digital advertising. Dopo una lunga esperienza nel marketing tradizionale, comincia attività con il web e il digital advertising nel 2011 fondando una società Le enfants. Da sempre appassionato di web e innovazione, nel 2018 approfondisce le tematiche legate alla blockchain e alle criptovalute. Trader indipendente in criptovalute dal marzo 2018, collabora con aziende del settore come content marketing specialist. Nel suo blog. mediateccando.blogspot.com, da tempo si occupa soprattutto di blockchain, che considera come la più grande innovazione tecnologia dopo Internet. A novembre è prevista l'uscita del suo primo libro sulla blockchain e il fintech.

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