Il 2020 sarà l’anno delle valute digitali di stato?
Il 2020 sarà l’anno delle valute digitali di stato?
Criptovalute

Il 2020 sarà l’anno delle valute digitali di stato?

By Stefania Stimolo - 14 Dic 2019

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Che il 2020 sarà l’anno dedicato alle valute digitali di stato o le cosiddette CBDC – Central Bank Digital Currency – sembra sia quasi una certezza. 

Proprio in questa seconda metà del 2019, infatti, abbiamo assistito a dei veri exploit di dichiarazioni che sembrano descrivere l’attuale situazione come un coinvolgimento da parte di Stati e Banche Centrali sull’emissione di una propria valuta digitale nazionale. 

A tal proposito, la Presidente di Billion Team Enterprise, Marinella Andaloro, ha commentato: 

“Il 2020 sarà l’anno delle valute digitali di Stato. Ma siamo pronti a questo?

A livello globale da una decina di anni ormai ci stiamo avviando verso la cashless society, e sono già diversi i Paesi che stanno sperimentando, o sono in procinto di farlo, le valute digitali di Stato.

Il progresso tecnologico e il conseguente cambiamento di paradigma hanno spinto le persone verso pagamenti online o via cellulare, portando inevitabilmente verso il declino dell’uso del contante, e i Paesi in via di sviluppo, in Africa e in Estremo Oriente, ma anche nei paesi con ban, i.e.: Iran ma anche Sud America (Argentina e Venezuela), hanno fatto uso di criptovaluta per effettuare trasferimenti monetari e come riserva di valore come alternativa all’iperinflazione della loro valuta fiat. 

Con un panorama dei pagamenti in evoluzione, le banche centrali hanno riconosciuto la necessità di adattarsi a questa transizione e incorporare nuove tecnologie, non solo per i benefici in termini di velocità e riduzione dei costi di transazione, ma anche per evitare di perdere la capacità di attuare la loro politica monetaria. In tale contesto, le banche centrali stanno cercando di comprendere l’impatto finanziario ed economico dell’introduzione della propria valuta digitale.

Naturalmente le CBDCs avranno un impatto disruptive e questo sarà diverso nei vari paesi, in quanto ciò che potrebbe essere adeguato per alcune economie sviluppate potrebbe non esserlo per i paesi in via di sviluppo, dove i rischi e i benefici sono intrinsecamente diversi e la blockchain potrebbe venire incontro nel supportare le CBDCs per esempio con l’identità digitale nelle fasi di compliance inerentemente la AML e con l’inclusione finanziaria in linea con gli obiettivi di sostenibilità delle nazioni unite”  

Luce verde per le CBDC in Cina e Europa 

Sicuramente, in pole position troviamo la Cina, il Paese più popoloso al mondo, che dopo aver rivelato di studiare e lavorare per la propria valuta digitale nazionale già dal 2014, sembra che in questi ultimi mesi dell’anno abbia voluto rendere la sua idea una realtà già prossima. 

Infatti, proprio in questa settimana, è stato annunciato il progetto pilota che testerà la moneta digitale ed il pagamento elettronico tutto cinese nelle due città di Shenzhen e Suzhou. 

Non solo, l’annuncio di inizio settimana sembra arrivare subito dopo la rivelazione da parte della BCE – Banca Centrale Europea – di voler anch’essa sviluppare una propria valuta digitale per performare il sistema di pagamenti attuali transfrontalieri in euro. 

In realtà, il caso europeo lascia intendere che la possibilità della creazione di una CBDC avverrà solo se il settore privato non riuscirà a sviluppare un sistema di pagamenti paneuropeo innovativo ed efficiente. 

Sempre in Europa, si è espresso nello stesso giorno il governatore della banca francese, Francois Villeroy de Galhau affermando che la Banca di Francia ha già avviato un progetto pilota per l’emissione di una moneta digitale e che la sua sperimentazione avverrà proprio a partire nel 2020

Concretamente, sia Cina che Europa con la Francia sembra aver a cuore la mission Blockchain e potrebbe anche essere che i progetti da testare siano proprio basati sulla tecnologia diventata famosa per la sua crypto della disintermediazione, bitcoin. 

Il disinteresse sulle valute digitali del Giappone e USA 

Niente a che vedere, però, con la situazione in Giappone o negli USA per cui la questione della valuta di stato digitale, ormai diventata di attenzione globale visto i Paesi che la considerano, non sembra essere al momento di grande interesse.

Anzi, a inizio dicembre il governatore della Banca Centrale del Giappone (BoJ), Haruhiko Kuroda, ha affermato che al momento non vi è alcun motivo di emettere una CBDC in Giappone. 

Nello stesso tempo, però, il Giappone non rimane proprio immobile davanti all’attuale panorama dei pagamenti digitali, ma anzi incentiva ed incoraggia l’uso delle valute digitali private ancorate allo yen giapponese. 

Forse, anche se non ufficializzato, la strategia attuata dalla BoJ sarebbe proprio quella di valutare le risposte degli utenti ai pagamenti elettronici cercando di aumentare l’adozione nel paese con l’obiettivo di diventare un Paese cashless, magari anche per emettere in futuro la propria CBDC. 

Ma veniamo agli USA, che tra le quattro nazioni sembra essere la più restia. E, in effetti, non ci sono state dichiarazioni ufficiali di intenzioni o disponibilità da parte del paese di voler emettere alcuna CBDC. Certo però, che come per il Giappone, anche gli USA non possono non considerare la questione. 

E, infatti, a fine novembre, sembra proprio che la Federal Reserve, attraverso il suo presidente Jay Powell, si sia espressa al riguardo.

“Novità: Powell ha dichiarato oggi al Congresso che la Federal Reserve sta esplorando se ha senso emettere la propria valuta digitale che potrebbe essere utilizzata da famiglie e imprese”.

Ancora dunque un esplorazione iniziale da parte degli USA, anche in merito alla CBDC, che rispecchia in un certo senso il suo diverso approccio al mondo del peer-to-peer completamente differente rispetto ad esempio alla Cina. 

Non solo, al contrario del Giappone, negli USA l’incentivo ad utilizzare o emettere le valute digitali private o crypto è addirittura pari a zero o del tutto scoraggiante, come da proposta di legge presentata quest’estate dalla maggioranza democratica che guida la Commissione sui servizi finanziari della Camera. 

Un disincentivo che ha visto, infatti, la sospensione anche del progetto Libra di Facebook sul territorio americano. 

La già quasi concreta realizzazione di una CBDC nelle Isole 

Sarà per la mentalità isolana più flessibile, veloce e quindi innovativa, ma ad oggi sembra che pronte ad implementare la propria CBDC nel 2020 ci siano le Isole Vergini Britanniche

A inizio dicembre, è stata rivelata la nuova moneta BVI~Life, una stablecoin ancorata 1:1 al dollaro e alimentata dai LIFEToken, in riferimento all’azienda blockchain-based caraibica LIFELabs.io che ha progettato la nuova CBDC insieme al governo. 

A commento dell’articolo ecco un video realizzato da Tiziano Tridico in collaborazione con The Cryptonomist:

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo

Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.

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