Nuovi risvolti sul caso Celsius: arrestato l’ex CEO Alex Mashinsky
Nuovi risvolti sul caso Celsius: arrestato l’ex CEO Alex Mashinsky
Criptovalute

Nuovi risvolti sul caso Celsius: arrestato l’ex CEO Alex Mashinsky

By Alessandro Adami - 14 Lug 2023

Chevron down

Nuovi importanti aggiornamenti sull’evoluzione della saga Celsius: vediamo perchè pochi giorni fa l’ex CEO è stato arrestato. 

La piattaforma di prestiti crypto è andata in bancarotta a luglio dello scorso anno facendo scomparire diversi miliardi di dollari dalle tasche degli investitori.

A distanza di un anno esatto, ecco che arrivano le prime risposte da parte delle autorità statunitensi con l’ex CEO Alex Mashinsky che è stato arrestato giovedì e citato per 7 capi d’accusa.

Cosa succederà ora con gli asset rimanenti in Celsius? I creditori riusciranno ad avere indietro le proprie crypto? Con quali tempistiche?

Vediamo insieme tutti i dettagli in questo articolo.

Tutti i dettagli sul fallimento di Celsius e sull’arresto del suo ex CEO

La piattaforma Celsius, che offriva servizi di deposito e prestito in crypto, è andata in bancarotta a Luglio 2022 firmando volontariamente il cosiddetto chapter 11, ovvero un procedimento di riorganizzazione aziendale da applicare in caso di insolvenza nelle società in USA.

Tutti gli investitori che avevano depositato criptovalute sulla piattaforma, hanno visto bloccare tutti i prelievi poco prima della dichiarazione di fallimento della società, a causa della corsa agli sportelli che era in atto dopo il crash di 3AC e Voyager Digital.

Come di consueto, quando un’azienda statunitense dichiara fallimento scegliendo la strada del chapter 11, tutti gli asset interni vengono freezati e dati in gestione ad un’entità che dovrà decidere i modi e le tempistiche con cui liquidare i debitori.

Dopo un anno di silenzio più assoluto, ecco che arrivano nuovi dettagli sulla vicenda, con il dipartimento di Giustizia americano (DOJ) che ha intrapreso un’azione legale civile nei confronti di Celsius, dopo che quest’ultima ha scelto di collaborare e di confermare la propria responsabilità nello schema fraudolento.

La Commodity Futures Trading Commission (CFTC) ha denunciato separatamente Celsius accusandoli di aver ideato un piano per truffare i propri clienti presentando falsi bilanci ed informazioni ingannevoli sulla sicurezza e piani di redditività della piattaforma finanziaria.

Sulle carte si legge che la società avrebbe violato i regolamenti federali sulle materie prime, non essendo registrata come “Commodity pool Operatore”.

Anche la Federal Trading Commission (FTC) si è aggiunta al carro dei denuncianti, con l’ente federale che ha raggiunto un accordo insieme alla società fallita che la:

“vieterà definitivamente di gestire i beni dei consumatori” e la impedirà di “offrire, commercializzare o promuovere qualsiasi prodotto o servizio che possa essere utilizzato per depositare, scambiare, investire, o prelevare qualsiasi bene.”

L’accordo di non-persecuzione arriva dopo che la stessa commissione aveva accusato Celsius di aver violato il Federal Trade Commission Act “in relazione al marketing e alla vendita di servizi di prestito e custodia di criptovalute”.

Ovviamente nella lista delle autorità che si sono fatte carico delle vicende legali, non poteva mancare la Securities and Exchange Commission (SEC) che ha citato il token CEL e i prodotti EARN della piattaforma come titoli finanziari di cui Celsius non era autorizzata a vendere agli investitori.

Sul profilo Twitter ufficiale della società fallita, è stato pubblicato un post che spiega quanto sta accadendo nelle ultime ore con le diverse autorità statunitensi.

Arrestato l’ex CEO Alex Mashinsky: ecco perché

Mentre Celsius è stata citata civilmente dagli enti federali, per Alex Mashinsky, ex CEO della piattaforma di crypto lending, le cose stanno andando decisamente peggio.

Il Dipartimento di Giustizia USA ha accusato penalmente il soggetto di aver orchestrato un piano fraudolento, durato diversi anni, per fuorviare i propri clienti.

Mashinsky è stato citato per 7 capi d’accusa  differenti tra cui possiamo contare: frode sui titoli, frode sulle merci, frode telematica e cospirazione per manipolazione del prezzo di mercato del token CEL.

Queste le parole con cui è stato punto il dito contro Mashinsky:

“Mashinsky ha ritratto la Celsius come una banca moderna, dove i clienti potevano depositare in modo sicuro criptovalute e guadagnare interessi. In verità, tuttavia, Mashinsky ha gestito la Celsius come un fondo di investimento rischioso, prendendo i soldi dei clienti con pretesti falsi e fuorvianti”

L’ex CEO non è l’unico ad esser preso come capro espiatorio: anche l’ex Chief Revenue Officer, Roni Cohen-Pavon è stato citato in giudizio dal DOJ per aver commesso crimini federali.

Entrambi sono stati arrestati giovedì a New York e dovranno difendersi legalmente in aula di tribunale per provare la loro innocenza, anche se il risultato sembra ormai scontato.

A tal proposito i loro avvocati hanno detto in via riservata a Coindesk che “non vedono l’ora di difendersi vigorosamente contro queste accuse infondate”

Quando ci troviamo di fronte a crypto-bancarotte di queste proporzioni, con centinaia di migliaia di utenti truffati che hanno perso i propri fondi, le autorità statunitense riescono sempre ad individuare un colpevole su cui far ricadere tutte le responsabilità, un po’ come successo con Sam Bankman Fried ed FTX.

Vista l’attenzione nei confronti di Mashinsky dopo gli ultimi aggiornamenti, molte società di analisi on-chain si sono mosse per indagare se l’ex CEO di Celsius avrebbe movimentato grandi fondi in criptovalute prima dell’arresto, come spesso accade in queste circostanze.

In realtà “Lookonchain” avrebbe riscontrato solo un trasferimento di 48 mila dollari verso Coinbase, dopo che lo stesso Mashinksy aveva venduto 90.000 CEL a febbraio 2021.

Attualmente i 9 wallet in mano al soggetto imputato, hanno un controvalore pari a 5 mila dollari.

Cosa succederà con gli asset rimanenti dopo la bancarotta? Gli investitori avranno indietro i propri soldi?

Quando una società statunitense dichiara bancarotta applicando il chapter 11 per la ricostruzione e riorganizzazione interna, come accaduto con Celsius, chi ci rimette sono principalmente gli investitori che dovranno aspettare ancora un po ‘prima di rivedere le proprie crypto.

I debitori, che avevano ancora un bilancio attivo all’interno della piattaforma nel momento in cui è stata dichiarata fallita, riavranno sicuramente indietro almeno una parte di quello che gli spetta, in proporzione a quanti asset sono rimasti in Celsius.

Da qui in poi spetta alla bravura ( e alla fortuna)  del liquidatore, che dovrà gestire in modo diligente le crypto rimanenti per far sì che ad ogni individuo venga restituito il massimo possibile.

Per fare un parallelismo, nella vicenda dell’hack dell’exchange Mt. Gox, il Trustee incaricato di liquidare i soggetti colpiti, ha avuto la fortuna di trovarsi nel pieno dell’apprezzamento di BItcoin sui mercati.

Avendo gestito le rimanenze dell’exchange in BTC, i liquidatori sono riusciti a recuperare quanto bastasse per poter ridare ripagare per intero i propri debiti in base al controvalore detenuto prima dell’incidente del 2014.

Anche nel caso FTX, l’incaricato John Ray III, è riuscito a recuperare molti asset illiquidi custoditi dall’exchange nel momento del crash di novembre 2022, e proprio in questi giorni ha aperto le porte per permettere ai debitori di eseguire il claim in base a quello che spetta ad ognuno.

Nella fattispecie di Celsius, dovremo attendere dettagli sul controvalore totale di asset ancora in mano alla piattaforma di prestiti crypto e informazioni dettagliate sull’ammontare complessivo dei debiti per poter trarre delle conclusioni
Al momento la situazione è ancora complessa e potrebbero volerci mesi prima che ogni parte lesa possa riscuotere la cifra che le è stata sottratta fraudolentemente.

Quello che sappiamo è che pochi giorni fa, tutte le altcoin in bilancio a Celsius, tra cui emergono i token LINK, MATIC, AAVE, BNB, UNI e 1INCH, sono stati swappate per BTC ed ETH in un controvalore totale di 64 milioni di dollari.

Vedendo l’andamento rialzista sul mercato altcoin dopo che ieri Ripple ha vinto la sua battaglia penale con la SEC, non possiamo che aggiungere le seguenti parole in merito al tempismo con cui aver effettuato lo switch:

Chapeau Celsius

IMMAGINE DI COPERTINA GENERATA DA AI

Alessandro Adami

Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", da oltre 4 anni interessato al settore delle criptovalute e delle blockchain. Co-Fondatore di Tokenparty, community attiva nella diffusione di crypto-entuasiasmo. Co-fondatore di Legal Hackers Civitanova marche. Consulente nel settore delle tecnologie dell'informatica. Ethereum Fan Boy e sostenitore degli oracoli di Chainlink, crede fermamente che in futuro gli smart contract saranno centrali all'interno dello sviluppo della società.

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