HomeCriptovaluteMercato crypto: asset class del futuro o bolla speculativa?

Mercato crypto: asset class del futuro o bolla speculativa?

Generalmente il mondo si divide in due quando si parla del mercato crypto: c’è chi ne è un sostenitore ed afferma che queste tipologie di asset sono qui per rimanere e faranno parte del prossimo sistema finanziario globale e chi, invece, crede che siano solamente una bolla speculativa destinata a scoppiare.

Chi dei due poli opposti ha ragione? Lo scopriamo in questo articolo

Il mercato delle crypto rappresenta una bolla speculativa destinata ad implodere?

A partire dal 2008, anno in cui Satoshi Nakamoto diffuse il Whitepaper di Bitcoin, il settore delle criptovalute è stato più volte etichettato come una bolla speculativa destinata a scoppiare.

Probabilmente la ragione di questo pensiero popolare deriva dall’alta volatilità che rappresenta la caratteristica principale del mercato di Bitcoin e delle altre valute crittografate.

Pensate che solamente Bitcoin è stato dichiarato “morto”, ben 474 volte, nonostante abbia puntualmente smentito con i fatti le dichiarazioni dei media o da presunti influencer che di finanza, evidentemente, ne capiscono ben poco.

Da gennaio 2012, anno in cui Bitcoin iniziava ad essere diffuso anche al di fuori delle cerchie di programmatori informatici, ad oggi, la principale crypto del settore è cresciuta di 5800 volte.

È pur vero che BTC nel corso degli anni ha subito diversi  drawdown che sono arrivati anche al -90%, ma questo non giustifica l’accostamento con il termine “bolla speculativa” che sembra più adatto a descrivere schemi ponzi o attività prive di valore intrinseco.

La volatilità resterà sempre uno dei fattori principali che caratterizzano le asset class altamente innovative e agli albori del loro sviluppo, come le criptovalute.

Anche Apple, che oggi rappresenta una delle big tech più importanti al mondo, nei primi anni di quotazione ha registrato variazioni di prezzo non indifferenti, che hanno fatto mettere in discussione il suo futuro dagli analisti dell’epoca.

Pensate che nel solo mese di Settembre nell’anno 2000, l’azione di Apple perse il 57% del proprio valore. in quel periodo la compagnia tech aveva un prezzo di mercato inferiore ad 1 dollaro mentre oggi vale circa 165 dollari.

grafico azioni apple
Grafico prezzo delle azioni di Apple (APPL)

Il discorso di fondo è che quando una criptovaluta ha una capitalizzazione di mercato esigua come nel caso della altcoin o dei primi anni di quotazione del Bitcoin, l’andamento del prezzo può essere facilmente manipolato anche da soggetti che non hanno la stessa disponibilità economica di Black Rock e Vanguard.

Ciò che è necessario osservare in un contesto così complesso come quello delle crypto non è il fattore prezzi, ma l’adozione che questo tipo di tecnologia raggiunge ed i miglioramenti sul fronte tecnico delle infrastrutture blockchain.

Inoltre, il prezzo di una criptovaluta è influenzato da talmente tanti fattori che rendono praticamente impossibile decretarne il fallimento attraverso poche righe di spiegazione. 

Purtroppo in pochi avevano capito il reale potenziale delle criptovalute e della blockchain molti anni fa. Oggi la situazione sembra essere leggermente cambiata e molte aziende e fondi di investimento possiedono un ampio know-how del funzionamento del mondo criptovalute, lungi da etichettarle come bolle speculative.

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Articolo Bitcoin bolla speculativa del Sole 24 Ore

Le 3 “mini” bolle speculative sul mercato delle criptovalute

Bitcoin ed il resto del mercato delle criptovalute non possono essere descritti in maniera semplicistica come delle bolle speculative.

La caratteristica fondamentale delle bolle speculative riguarda l’innalzamento smisurato del valore dell’asset, seguito da uno scoppio dei prezzi che portano quest’ultimo a livelli inferiori a quelli pre-rialzo. Dunque una bolla descrive un trend isolato sui mercati finanziari che dura per un periodo ristretto di tempo , scoppia e non torna più in auge nel corso degli anni successivi.

Bitcoin durante i suoi 15 anni di esistenza ha registrato 3 “mini bolle speculative” (se così le vogliamo descrivere) che, però, sono durate ben poco perchè ogni volta, nell’arco di pochi anni, la moneta virtuale è tornata sopra i valori antecedenti allo scoppio.

A dire la verità, ogni volta che BTC ha registrato un drawdown durante i mercati ribassisti, i prezzi si sono SEMPRE mantenuti al di sopra dei valori relativi all’inizio della bull run precedente.

Ad esempio, alla fine della prima corsa toro del 2014, culminata con lo scoppio della sua prima mini bolla speculativa, i prezzi hanno raggiunto un valore minimo di 152 dollari (considerando la spike a ribasso). 

Tale prezzo risulta maggiore del valore che Bitcoin aveva prima di iniziare la stessa bull run, ovvero 90 dollari.

grafico prezzo bitcoin 2014 bolla crypto
Grafico mensile del prezzo di Bitcoin (BTC/USD)

Anche nella successiva bull run del 2017, si sono verificate le stesse condizioni: prima che il prezzo di BTC iniziasse la sua corsa al rialzo in quell’anno, il suo prezzo era all’incirca di 1000 dollari mentre il prezzo minimo raggiunto nel bear market del 2018 è stato 3100 dollari.

Potremmo fare lo stesso discorso per il 2021 ma non possiamo definire con certezza che il bear market attuale sia concluso, dunque ci asteniamo da questa considerazione anche se il parallelismo sembra evidente.

Il motivo di queste variazioni di prezzo così considerevoli, come dicevamo prima, è dettato da molti fattori quali anche manipolazioni di mercato.

Tuttavia, ciò che probabilmente scatena questi rialzi incontrollati del prezzo di Bitcoin, che poi finisce per contagiare anche il resto delle criptovalute è il fenomeno dell’halving, ossia l dimezzamento dei premi per i miners di BTC che risolvono un blocco, il quale genera deflazione sul prezzo ed hype su tutti i mercati.

grafico prezzo bitcoin 2019
Grafico mensile del prezzo di Bitcoin (BTC/USD)

Tutte le innovazioni portate dalle criptovalute dal 2010 ad oggi

Come supporto alla tesi che le criptovalute non rappresentano bolle speculative, oltre ad aver fornito una dimostrazione grafica di come questo termine sia inappropriato e degradante, risulta interessante descrivere tutte le migliorie a livello tecnico e le innovazioni che il settore crypto ha apportato negli ultimi anni. 

Ovviamente in questo contesto non mancano casi di progetti che non hanno generato nulla di interessante all’interno dell’industria e sono poi morti senza aver avuto mai l’occasione di risorgere.

Dal 2010 al 2014 è stato il periodo di avvio di queste nuove tecnologie e dei concetti di decentralizzazione e libertà finanziaria: le criptovalute erano per lo più scambiate attraverso piattaforme centralizzate, come Mt Gox. in cui mancavano gli standard di sicurezza che possiamo trovare oggi. 

Molti progetti di quell’epoca sono nati solo per far concorrenza a Bitcoin ed attirare gli stessi capitali, tuttavia, senza successo.

In quegli anni si sono poste le basi per tutto ciò che venne dopo.

Dal 2014 al 2018 è stato il periodo delle vendite ICO e della nascita di Ethereum

Iniziò ad emergere il concetto di smart contract e di “computer globale per il mondo”. Anche la filosofia delle DAO diventò mainstream, come gruppo di individui che prendono decisioni in maniera decentralizzata. 

I CEX hanno fatto passi in avanti e nel frattempo si sono sviluppati metodi di self-custody più sicuri e con interfacce utenti più pulite.

Dal 2018 al 2023 sono stati gli anni più proficui in termini di innovazioni: la DeFi ha fatto il suo debutto sul mercato con applicazioni decentralizzate come Uniswap.

I Non-Fungible Tokens hanno attirato un’attenzione fuori dal normale fino a riuscire ad affermarsi come arte del futuro.

In ambito blockchain sono stati sperimentati differenti meccanismi di consenso dei L1 e sono nate soluzioni di ridimensionamento layer 2 in grado di aumentare la scalabilità delle reti.

Il settore del Web3 ha avuto una crescita impressionante, dettata dalla miriade di applicazioni che sono nate con l’intento di fornire una versione del mondo reale anche all’interno delle blockchain, come i metaversi.

Potremmo stare qui a parlarne per ore, ma già da queste poche righe è possibile comprendere che tutto il fenomeno delle criptovalute non rappresenta una bolla speculativa isolata, ma un fenomeno di affermazione di una nuova asset class che probabilmente diventerà parte integrante del contesto finanziario e sociale di tutti i giorni.

Alessandro Adami
Alessandro Adami
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", da oltre 4 anni interessato al settore delle criptovalute e delle blockchain. Co-Fondatore di Tokenparty, community attiva nella diffusione di crypto-entuasiasmo. Co-fondatore di Legal Hackers Civitanova marche. Consulente nel settore delle tecnologie dell'informatica. Ethereum Fan Boy e sostenitore degli oracoli di Chainlink, crede fermamente che in futuro gli smart contract saranno centrali all'interno dello sviluppo della società.
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