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Crash, hack, fork e record: il 2020 delle criptovalute
Crash, hack, fork e record: il 2020 delle criptovalute
Criptovalute

Crash, hack, fork e record: il 2020 delle criptovalute

By Eleonora Spagnolo - 31 Dic 2020

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Il 2020 è stato un anno sconvolgente per il settore delle criptovalute. Sono tanti gli eventi che hanno fatto venire le palpitazioni non solo a chi opera nel mercato, ma anche agli spettatori e ai curiosi. 

Andiamo con ordine e ripercorriamo questo anno, tra alti e bassi. 

Il crash di marzo 2020: criptovalute ai minimi

Il 2020 verrà ricordato come l’anno del Coronavirus. Di Covid si parlava per la verità già a fine 2019, ma sembrava una malattia destinata a rimanere in Cina. Quando l’epidemia è esplosa con tutta la sua violenza prima in Europa e poi negli Stati Uniti, gli stati nazionali hanno optato per duri lockdown e le economie ne hanno sperimentato le conseguenze con un tremendo crollo dei mercati finanziari il 9 marzo a cui è seguito a stretto giro il crollo del mercato delle criptovalute, tra il 12 e il 13 marzo.

Bitcoin, che solo poche settimane prima era sopra i 10.000 dollari, è sceso improvvisamente a 4.000 dollari. Per qualcuno era la prova definitiva: la bolla bitcoin era di nuovo scoppiata. In realtà tutto il mercato ha toccato livelli minimi. Bitcoin però ha saputo riprendersi, così come tutto il settore. A Bitcoin va il merito non solo di essersi messo marzo alle spalle, ma di aver toccato il record storico dei 28.000 dollari

L’halving di Bitcoin

Archiviata la grande paura di marzo, per Bitcoin il 2020 è stato l’anno del terzo halving della sua storia. L’halving tecnicamente è il dimezzamento dei premi per i miner. Il meccanismo inventato da Satoshi Nakamoto prevede infatti che i miner Bitcoin siano ricompensati con i Bitcoin stessi, ma questo premio viene dimezzato ogni 4 anni circa. Questo rende sempre meno profittevole il mining e sempre più costoso estrarre Bitcoin, dunque anche la produzione diminuisce. 

Il terzo halving di Bitcoin è avvenuto l’11 maggio alle 19.23 UTC (le 21.23 in Italia), al blocco 630.000 (l’halving avviene ogni 210.000 blocchi minati), minato da AntPool. Da quel giorno, vengono minati “solo” 900 blocchi sulla catena di Bitcoin. 

Si è a lungo parlato delle possibili conseguenze dell’halving, si sono fatte teorie su come questo influisse sul prezzo, si è tornati indietro con la memoria al 2012 e al 2016, gli anni dei precedenti halving, seguiti dalle bolle speculative del 2013 e del 2017. Quest’anno, sei mesi dopo l’halving, Bitcoin ha avviato una corsa rialzista che lo ha portato a 28.000 dollari. Ma questa, forse, non è una bolla. 

L’hack a Twitter

Il 15 luglio, una notte d’estate (in Europa), gli utenti di Twitter hanno visto comparire lo stesso identico messaggio sui profili di personaggi celebri: tutti dicevano che stavano organizzando un giveaway di 5000 Bitcoin. Il messaggio compariva sui profili ufficiali dei maggiori exchange quali Binance, Bitfinex, Gemini, KuCoin, e sui profili di Justin Sun, Changpeng Zhao, Charlie Lee. 

Anche fuori dal mondo delle criptovalute, quella stessa sera Elon Musk, Bill Gates, Barack Obama e altri celebri personaggi scrivevano di essere grati e che a chi inviava Bitcoin ad un indirizzo, ne sarebbero stati restituiti il doppio. 

Quello che è diventato noto come “Twitter hack” ha messo a dura prova il social network di Jack Dorsey che si è scoperto tristemente vulnerabile. L’attacco ha colpito 130 account, compresi quelli ufficiali e verificati (dotati della spunta blu). Il bottino degli hacker però è stato contenuti, “solo” 100.000 dollari circa. Insomma, non è stata la truffa del secolo, ma sicuramente è stata ben congegnata. 

Purtroppo o per fortuna, Bitcoin non è anonimo, e a distanza di due settimane gli autori sono stati individuati e catturati. Sono tre giovanissimi, due della Florida, e uno del Regno Unito. Il loro errore è stato aver spostato i fondi rubati su Coinbase, che li ha segnalati. 

La vicenda ha ricordato al settore crypto che Bitcoin non è anonimo come certa narrativa vuole far credere. E a Twitter che deve proteggere meglio i suoi utenti. 

Il fork di Bitcoin Cash

Era nell’aria da tempo: la community di Bitcoin Cash non è riuscita a superare alcune divisioni. La frattura tra le persone ha portato alla divisione della blockchain e alla nascita di una nuova criptovaluta, Bitcoin Cash ABC.

Il motivo del contendere è stata la proposta di Amaury Sechet di variare il protocollo per destinare dei token allo sviluppo del protocollo stesso. La “tassa sui miner” non ha messo tutti d’accordo. 

Pertanto, il 15 novembre, due anni dopo il fork che aveva dato vita a Bitcoin Satoshi Vision, la catena di Bitcoin Cash ha subito un nuovo sdoppiamento che ha dato vita a Bitcoin ABC, ma la catena principale è rimasta quella di BCH (tecnicamente, Bitcoin Cash Node). Nonostante le difficoltà iniziali, Bitcoin Cash ABC è sopravvissuto, anche se ancora non risulta ancora quotato su Coinmarketcap. 

Ethereum 2.0 

Il 4 novembre Vitalik Buterin ha annunciato il deposit contract di Ethereum 2.0: inizia così il passaggio di Ethereum alla fase 2, dalla Pow (Proof of Work) alla Pos (Proof of Stake). La tabella di marcia prevedeva almeno 16.384 depositi di 32 ETH, entro il 1 dicembre. Lo stesso Vitalik Buterin contribuì mettendo in stake ben 3.200 Ether. Ma a pochi giorni dal debutto, sembrava che la soglia dei 524.288 ETH fosse lontana. Invece, a sorpresa, nell’ultima settimana di novembre è stata raggiunta la soglia che ha permesso il lancio della fase zero di Ethereum 2.0

La Beacon Chain per ora convive con la catena principale di Ethereum, con la differenza che la prima supporta lo staking. In attesa che il passaggio sia compiuto, Ethereum sta vivendo un momento di gloria, con il prezzo che è tornato a tagliare i 700 dollari. Non accadeva da maggio 2018. 

ATH per Bitcoin

Tre anni dopo il 17 dicembre 2017, per la precisione il 16 dicembre 2020, Bitcoin è tornato nuovamente a 20.000 dollari. Sembrava una scena già vista, ma questa volta è stato diverso. Se nel 2017 Bitcoin toccò i 20.000 dollari (solo su alcuni exchange) per poi iniziare una precipitosa discesa, stavolta la corsa, al contrario, è proseguita. Giorno dopo giorno Bitcoin ha tagliato nuovi record, alternandoli a ritracciamenti, fino ad arrivare all’attuale massimo storico che (al momento della stesura di questo articolo), è pari a 28.250 dollari toccati il 27 dicembre. 

Dopo aver tagliato i 28.000 dollari, Bitcoin è in cerca di conferme: stavolta la bolla non dovrà scoppiare. Bitcoin nel 2021 è chiamato alla prova più dura: dimostrare di essere veramente l’oro digitale.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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